Mamme condannate a essere infallibili

Mamma è la prima parola che ci si aspetta pronunci un bambino, mamma è la retorica della donna realizzat a“davvero”, mamma è una prigione dorata ma se sbagli diventa una gogna, il baraccone di un tiro al bersaglio, il patibolo sul quale il pubblico fa a gara per salire a indossare il cappuccio del boia. Parole dure e cattive come pietre, come strumenti di tortura. Sui social ma anche sotto l’ombrellone, all’aperitivo e in fila al supermercato. Per la giuria della porta accanto alla mamma di Gaia non si può perdonare quell’atroce distrazione che è costata la vita alla sua piccola: deve morire, soffrire (come se non stesse già soffrendo) chiedere scusa a tutte quelle che mamma avrebbero voluto esserlo e non ce l’hanno fatta, risarcire (lei, ingrata alla vita) chi un figlio lo ha perso per una malattia, per un incidente.

Una marea nera di odio e violenza che la tastiera amplifica ma che anche la chiacchiera da bar gonfia di crudeltà e sadismo. Sei mamma e sulle spalle ti dovrai portare per sempre tutta la responsabilità della vita di quei figli che ti hanno regalato un ruolo nel mondo, un mondo che ancora considera meno donne quelle che non hanno generato. Tua la colpa sarà se diventerà tossico, delinquente, semplicemente infelice. Mamma è una condizione bellissima, chi può negarlo, ma anche una condanna all’infallibilità e all’amore incondizionato in nome di un istinto materno che sguazza nei luoghi comuni, che contempla i super poteri.

Chissà quanti sforzi avrà fatto ogni giorno la mamma di Gaia per starci dentro a questo schema. Felice di starci, come tutte le mamme, forse convinta anche lei che fosse “contronatura” lamentarsi per le notti insonni, per le bizze la mattina presto, per la minestrina sbattuta giù dal seggiolone . La mamma di Gaia fino all’altra mattina sarà stata sicuramente una mamma perfetta, le bambine sempre in ordine, quell’amore grandissimo che rende leggeri anche i doveri più pesanti. Mamma lavoratrice ma soprattutto mamma, come si conviene. Poi, l’altra mattina, la catastrofe.

Un “errore” che poteva essere una banale dimenticanza di pochi minuti, oddio la bimba, indietro di corsa verso l’auto e poi un abbraccio lungo lungo, magari anche le lacrime, le ginocchia che non le senti più. Oppure poteva non essere estate, ecco, magari autunno, e Gaia avrebbe pianto e l’avrebbero sentita. Invece Gaia è morta e insieme a lei certamente dentro è morta anche sua madre. Ma ai cultori del mito della mamma infallibile questa condanna non basta, qualcuno delira parlando addirittura di omicidio premeditato. Dalle parole sgorga ignoranza e pregiudizio. Perché a una mamma “non può succedere” (ma a un padre sì?).

Di Cristiana Grasso

(Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2016/07/29/news/condannate-ad-essere-infallibili-1.13887963?ref=hftilibr-3)

 

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