Hillary Clinton candidata alla casa bianca. Ma non è la prima donna ad avere questo privilegio

Hillary Clinton è la candidata dei democratici alle prossime elezioni presidenziali Usa, nonché la prima donna a correre per l’incarico. Questo si legge sui giornali. In realtà sarebbe più corretto dire che è la prima donna a farlo con concrete possibilità di vincere. E sarebbe una conquista grande per l’america e per il mondo intero, avere una presidente donna.

Nel 1872, un’altra donna era stata già scelta da un partito, in quel caso il National Equal Rights Party, per la corsa alla Casa Bianca. Ma, invece di essere eletta, Victoria Woodhull finì in carcere. E presto anche nel dimenticatoio.

Candidata alle presidenziali, prima broker di Wall Street e direttrice di un giornale: con un curriculum del genere, oggi Victoria Woodhull sarebbe un modello da imitare. Ma nel 1872, invece, era vista come il demonio, se non peggio, perché credeva nell’amore libero e nella parità dei sessi, in un mondo saldamente nelle mani degli uomini. La sua storia inizia nel 1838 a Homer, un piccola cittadina dell’Ohio dove viene alla luce come Victoria California Claflin. La sua è un’infanzia fatta di povertà e abusi, molto travagliata: quando il mulino del padre viene distrutto da un incendio, approfittando della passione della madre per la chiaroveggenza, Victoria costituisce una compagnia itinerante di guaritori e chiaroveggenti. A quindici anni sposa il medico Canning Woodhull, da cui ‘eredita’ il cognome e ha due figli. Ma il matrimonio naufraga nel 1865. Un anno dopo Victoria si sposa di nuovo, stavolta con il colonnello James Harvey Blood: le nozze (senza figli) finiscono dieci anni dopo, ma nel frattempo il marito appoggia con entusiasmo le attività della moglie.

Nel 1868 la coppia si trasferisce a New York, dove Victoria inizia a interessarsi alle riforme sociali e al diritto di voto alle donne, partecipando attivamente ai primi movimenti femminili nati dopo la guerra civile. Affascinata da questo mondo, si rende conto che per portare avanti le sue lotte di suffragetta ha bisogno di una solida base economica e di buone relazioni con i personaggi più influenti di quella città in fermento. Utilizzando il suo fascino e le amicizie del marito riesce a entrare in contatto con l’imprenditore Cornelius Vanderbilt, che si invaghisce della sorella Tennessee, aiutando così le due donne ad aprire la prima società femminile di agenti di borsa di Wall Street, la Woodhull, Claflin & Co. Per le sorelle il passo successivo è il lancio del Woodhull & Claflin Weekly, pubblicazione settimanale che si occupa di argomenti come eguaglianza sessuale, amore libero, educazione sessuale, occupazione femminile e diritto di voto. Nel 1871, proprio su questo periodico viene pubblicata la prima traduzione in inglese del Manifesto del Partito Comunista di Marx, poi l’anno successivo Victoria inizia una relazione con l’editore anarchico Benjamin Tucker.

I tempi sono maturi per il grande passo: il 10 maggio 1872 Victoria Woodhull viene scelta dal National Equal Rights Party per la corsa alla Casa Bianca, candidata anche se all’epoca le donne non possono votare, visto che le leggi federali lo permettono. È il genere sessuale a fare scalpore e non il fatto che, in realtà, Victoria sia ineleggibile perché non avrebbe ancora 35 anni all’inizio dell’eventuale mandato. Fatto sta che il 2 novembre, cinque giorni prima delle elezioni, la polizia la arresta insieme al marito e alla sorella a causa di un articolo pubblicato il giorno precedente sul Woodhull & Claflin’s Weekly, in cui era stato denunciato un caso di adulterio tra il reverendo Henry Ward Beecher e la moglie di un editore di New York: il prelato aveva criticato in pubblico le idee di Victoria sull’amore libero e l’articolo ne metteva in evidenza l’ipocrisia.

Quindi la donna va in carcere e si vota proprio mentre lei è rinchiusa in cella. E nessuno la vota.

(Fonte: www.letteradonna.it)

 

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