Perché ci vergognamo a pronunciare la parola femminismo?

Non è facile parlare di femminismo, oggi. Perché si pensa alla ricrescita, alla rabbia, alla rinuncia categorica a ogni tipo di reggiseno. Ma è una questione che ci riguarda tutti, uomini e donne. Ci riguarda sin dal mattino, quando noi donne ci sentiamo in dovere di imbacuccarci in tristi tailleur scuri e maschili perché sennò, sul lavoro, non ci prendono sul serio.

Ci sono pure quelle che mettono una finta fede nuziale al dito, vuoi mettere quanto si diventa più autorevoli se non si è su piazza?

È una questione che ci riguarda al ristorante, quando lui si sente in dovere di pagare anche per lei, rispondendo a una astratta, inconsistente, falsa questione di virilità. Portare i pantaloni per forza non fa bene nemmeno a casa: perché se lui cambia il pannolino del bambino lei si sente quasi in dovere di ringraziarlo? No, essere femministi fa bene a lui e a lei, ci rende più liberi, ci fa stare meglio. È il cuore del libro di Chimamanda Ngozi Adichie, autrice nigeriana dell’apprezzatissimo romanzo Americanah e che adesso ha pubblicato – anche in Italia – un pamphlet dal titolo Dovremmo essere tutti femministi, tradotto da Einaudi. Piccole domande, ma importanti e, soprattutto, molto vere.

↓ Perché se, sul lavoro, un uomo urla e batte i pugni sul tavolo è autoritario e se lo fa una donna è aggressiva? O, peggio, isterica? Perché se un uomo se ne sta seduto da solo in un locale si pensa che stia trascorrendo una semplice serata con se stesso e se invece lo fa una donna si pensa che stia aspettando qualcuno?

E perché ci insegnano fin da bambine a piacere agli uomini? O a piangere di nascosto in bagno, reprimendo la rabbia? Queste domande dovremmo farcele tutti, uomini e donne. Senza sorrisetti sarcastici, senza preconcetti e senza stereotipi, dall’una e dall’altra parte. Anche perché questi sono ben più radicati di quanto si immagini. Si pensi solo che la pop star Beyoncé ha inserito nel suo pezzo Flawless un intero brano della conferenza di Adichie da cui è stato tratto il libro, con la voce della scrittrice. Alcuni hanno applaudito alla scelta, altri invece hanno storto il naso. Ma come, una cantante così ricca e materialista che parla di femminismo? Perché, non si può essere belle, ricche e famose e essere anche femministe? Vedete? Di strada da fare ce n’è ancora tanta.

Cominciamo?

(Fonte: La 27esimaora)

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