Aiuto, sono un’alcolista

La società tende ad associare negativamente le donne al consumo dell’alcol. Ancora oggi il pensiero di una consumatrice anche occasionale di alcolici scatena una serie di pregiudizi negativi indice di stereotipi di genere consolidati ancora nella nostra società che remano contro il raggiungimento di una reale parità di genere.

Tuttavia, malgrado lo stereotipo si prefissi come obiettivo quello di tenere lontano le donne dall’alcol, è aumentato invece il numero di donne che abusano di alcolici, un problema che nelle donne ha meccanismi molto simili ai disturbi alimentari.

Si parla di abuso non di consumo. Ad essere grave è il fenomeno del l’alcolismo, che ammonta in Italia una stima di circa una donna su 4 affetta da dipendenza ( la percentuale degli uomini è comunquemaggiore), con la maggior parte di queste ultime che consumano il loro rapporto con l’alcol in silenzio. Il che rende il fenomeno

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#LiberaInfanzia e stereotipi sui bambini: femmine passive e maschi sicuri di sé

Ex UAGDC

Queste sono alcune immagini raccolte dalla pagina “La pubblicità sessista offende tutti“, gruppo di Annamaria Arlotta sempre attivo contro gli stereotipi di genere nella pubblicità che purtroppo colpiscono pure i più piccoli.

Nella prima immagine della gallery troviamo una foto che una degl* utent* del gruppo ha scattato in un centro commerciale. La foto ritrae la confezione di un giocattolo che riproduce un mini carrello delle pulizie (tipo il mocho vileda). Nulla in contrario se un bambino desidera giocare a fare le pulizie. Il problema è che per questo tipo di giocattoli appaiono sempre foto di bambine, come a contrassegnare che si tratta di giocattoli esclusivamente femminili. Ciò porta il bambino a scartarlo a priori perché lo considera un giocattolo da femminucce e al genitore di comprarlo o raccomandarlo solo alla figlia.

Perché pulire la casa continua ad essere considerato un “gioco da ragazze”? Chi non vede…

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Lettera all’ordine dei giornalisti

Le attiviste di Rebel Network, hanno scritto una lettera all’ordine dei giornalisti a cui tutt* possiamo aderire.

 

“Le Attiviste di Rebel Network, chiedono all’Ordine Nazionale dei Giornalisti di intervenire con una potente azione di moral suasion affinché nel dare le notizie relative ai femminicidi si abbandonino espressioni fuorvianti e sminuenti della gravità del reato quali “delitto passionale”, “raptus”, “pista sentimentale”, “gelosia”. Questa terminologia induce di fatto a giustificare azioni criminali e violenze reiterate, non solo ostacolando il superamento di una cultura misogina ma rendendosene inconsapevolmente complice. Chiediamo inoltre che l’Ordine inserisca tra i suoi obiettivi prioritari del 2017 la scrittura e ratifica di una “Carta del Rispetto della dignità delle donne”. Una carta che sappia, come la “Carta di Treviso” per i minori (si pensi all’ uso del termine “baby-squillo”), dare indicazioni deontologiche definitive su come rispettare l’immagine e la dignità delle donne. Crediamo che questo documento potrà essere una fondamentale dimostrazione di quanto l’Ordine vorrà contribuire, con tutte le donne e gli uomini di questo Paese, a fare la sua preziosa parte in quel cambiamento culturale necessario e non più rinviabile per contrastare il femminicidio e porre fine alla violenza maschile contro le donne. Rebel Network, con le giornaliste associate, è a disposizione dell’Ordine per eventuali confronti e approfondimenti in merito, nonché per contribuire a giornate formative sul linguaggio e le modalità di comunicazione.”

Per aderire all’appello, inviate una mail a rebelnetworkitaly@gmail.com oppure scrivendo un commento sotto il post su facebook andando al link https://m.facebook.com/rebelntw/photos/a.1855556434674548.1073741829.1854926931404165/1875577132672478/?type=3&_rdr#1876035245960000

 

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5 dicembre 2016: Katia Perrotta uccisa insieme al figlio dal marito che poi si è tolto la vita

un uomo ha ucciso la moglie Katia Perrotta, 40 anni, e poi ha soffocato il figlio di 3 anni. Poi si è tolto la vita impiccandosi nell’androne del palazzo in cui vivevano. È successo a Frattaminore, paese in provincia di Napoli.

I due si stavano separando.

 

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2 dicembre 2016: Jennifer Sterlecchini uccisa dall’ex

« Mamma, aiutami, mi sta ammazzando!» l’urlo disperato di Jennifer, 26 anni, prima di essere uccisa dal suo ex fidanzato a coltellate. È quanto hanno raccontato i vicini di casa della ragazza.

Si erano lasciati e Jennifer si è recata nella casa in cui avevano vissuto insieme fino a poco tempo prima, perché doveva prendere i suoi effetti personali. La ragazza si era fatta accompagnare dalla madre che ha assistito, da fuori alla porta di casa, alla lite e all’omicidio della figlia. Sempre secondo i vicini, il ragazzo aveva chiuso la porta impedendole di entrare.

(Fonte: Repubblica)

 

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Per un europeo su quattro la violenza è giustificabile

Appena qualche giorno fa – il 25 novembre per la precisione – si è svolta la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita diciassette anni fa dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. Dall’inizio dell’anno sono già 116 le donne vittime di femminicidio in Italia, una ogni due giorni, un massacro che si consuma sette volte su dieci in famiglia, spesso per mano di un ex.

Nel marzo di quest’anno, durante la Convenzione di Istanbul, la Commissione Europea ha messo sul tavolo diverse proposte che vincolino gli stati membri a mettere in atto politiche concrete ed efficaci per contrastare la violenza di genere.

Lo stesso organo comunitario ha reso pubblici i dati di una ricerca condotta da TNS che interessa i ventotto paesi dell’Unione e illustra sia i dati complessivi che quelli per singolo paese.

Il primo dato che emerge è che, sebbene l’84% degli intervistati sostenga che la violenza domestica verso le donne sia sempre inaccettabile e debba essere punita per legge, il 12% ritiene che non sempre vada punita per legge (con punte del 30% in Lettonia) e il 2% sia accettabile ad alcune condizioni.

Sulla falsariga di questi risultati si comprende come il 15% sia totalmente o parzialmente d’accordo col fatto che la violenza domestica sia un fenomeno che debba essere gestito in famiglia, nel rispetto del vecchio detto “i panni sporchi si lavano in casa”.

L’11% ritiene che costringere il proprio partner ad avere rapporti sessuali indesiderati non dovrebbe essere illegale (il 21% degli italiani), così come il 16% ritiene che non debba essere punibile lo stalking via mail/messaggio, il 40% il rivolgere apprezzamenti “pesanti” alle passanti e il 18% palpeggiare i colleghi in modo inappropriato o non desiderato.

Ma il peggio deve ancora venire. Il 22% degli intervistati ritiene che le donne inventino lo stupro o quantomeno ingigantiscano quanto accaduto. Quasi un europeo su cinque (17%) ritiene che la violenza contro le donne sia provocata dalla vittima, sebbene con dati molto diversi tra i singoli stati.

Più di un cittadino dell’Unione su quattro (27%) ritiene invece che la violenza si giustificabile in presenza di uno dei seguenti motivi: la vittima è ubriaca o sotto effetto di droghe, va volontariamente a casa con/di qualcuno, si veste in maniera provocante, non è chiaro se dica ‘no’ o respinga fisicamente, abbia flirtato, abbia più partner sessuali o vada da solo in giro di notte.

Numeri e statistiche che fanno riflettere e inducono a concludere che la sottovalutazione della gravità di alcuni comportamenti e i pregiudizi – anche culturali – sono benzina su un fuoco, quella della violenza di genere, che sembra non voglia mai smettere di divampare.

(Fonte: http://www.huffingtonpost.it/antonio-grizzuti/per-un-europeo-su-quattro-la-violenza-sulle-donne-e-giustificabile_b_13321878.html?utm_hp_ref=italy)

 

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Assorbenti messaggeri

Lunanuvola's Blog

immagina-se

Immaginate se gli uomini fossero disgustati dallo stupro quanto lo sono dalle mestruazioni.

no

– Saresti così carina se…

– NO.

Queste sono opere di Elonë, una giovane donna di Karlsruhe in Germania. Elonë scrive i suoi messaggi sugli assorbenti igienici e li appiccica in luoghi pubblici a pali, muri, semafori, eccetera.

La sua missione è attirare l’attenzione su stupri, molestie, sessismo e sul biasimo fatto ricadere addosso alle vittime di tutto ciò; il suo desiderio è che le donne si sentano umane, a proprio agio e intere in se stesse, in special modo quando si tratta di discutere questioni simili.

Altre donne, ispirate dalle sue azioni, stanno cominciando a usare gli assorbenti-messaggeri nelle loro città. Non so se in Italia qualcuna abbia già preso in prestito l’idea di Elonë, ma a me sembra ottima e assai condivisibile. Maria G. Di Rienzo

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