8 novembre 1989: Anna Cambria rimasta uccisa durante un regolamento di conti

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Venne uccisa all’uscita del bar, mentre portava un cioccolatino al suo ragazzo. Anna Cambria, 16 anni, era la vittima innocente dei killer di un pregiudicato di 29 anni, Francesco Alioto. Non rinunciarono alla loro missione omicida neppure quando la giovane entrò nel loro mirino.

Accadde l’8 novembre 1989 nella piazza centrale di Milazzo, davanti al bar nel quale Anna era entrata per comprare alcuni dolci.

Morì stringendoli nel pugno, trafitta dai proiettili di rivoltella, accanto alla cabina telefonica dove tentò inutilmente di cercare riparo. A pochi metri, il corpo del vero obbiettivo dei sicari, Francesco Alioto, un pregiudicato con precedenti per spaccio di stupefacenti.

(Fonte: http://vittimemafia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=841%3A8-novembre-1989-milazzo-uccisa-anna-cambria-16-anni-vittima-innocente-di-un-regolamento-di-conti&catid=35%3Ascheda&Itemid=67)

 

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23 settembre 1983: Lia Pipitone fatta uccidere dal padre perché “colpevole” di voler lasciare il marito

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Lia, 25 anni, fu uccisa durante una finta rapina. I 2 sicari entrarono nel negozio di sanitari dove Lia stava telefonando, e le spararono contro dopo essersi fatti consegnare l’incasso della giornata dal proprietario.

Ad assoldare i killer, fu il padre di Lia; lei aveva comunicato al padre la sua volontà di lasciare il marito ed andare a vivere per conto suo, contravvenendo alle leggi della mafia.
Il giorno dopo l’omicidio di Lia viene trovato morto anche Simone Di Trapani, un lontano cugino con cui Lia aveva un rapporto speciale. Per Simone, Lia era la sorella che non aveva mai avuto. Lei diceva spesso che Simone era il marito ideale.
Morto dopo un volo dal balcone di casa sua. Un suicidio, si disse. In realtà, un’altra messinscena dei sicari della mafia che prima di spingerlo giù dal quarto piano, lo costrinsero a scrivere un biglietto: «Mi uccido per amore».
Antonino Pipitone verrà assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Non che non ci fossero abbastanza prove, ma quei pentiti, stabilirono i giudici, raccontavano fatti de relato, per sentito dire.
La storia di Lia è raccontata nel libro “Se muoio sopravvivimi” scritto dal giornalista Salvo Palazzolo insieme al figlio di Lia, Alessio.

(Fonte: http://vittimemafia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=811%3A23-settembre-1983-palermo-rosalia-pipitone-madre-di-un-bimbo-di-quattro-anni-venne-fatta-uccidere-dal-padre-colpevole-di-voler-dividersi-dal-marito-fu-uccisa-nel-corso-di-quella-che-apparve-come-una-rapina-compiuta-da-balordi&catid=35%3Ascheda&Itemid=67) Foto da http://www.delitti.net

 

 

 

20 settembre 2010: Teresa Buonocore uccisa per aver fatto arrestare lo stupratore di sua figlia

(Foto non reperibile)

Teresa, 51 anni, fu uccisa mentre era al volante della sua auto. Fu colpita da numerosi colpi di pistola.

Denunciò e fu testimone decisiva nel procedimento contro un uomo che aveva abusato di sua figlia. La vicenda risale al 2008: la bambina della Buonocore subì violenze da un vicino di casa.

(Fonte: www.vittimemafia.it)

 

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18 agosto 2013: Francesca Bellocco uccisa dal figlio: il corpo non è mai stato ritrovato

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Francesca, 44 anni, fu uccisa dal figlio perché amava il boss appartenente a un’altra famiglia della ‘ndrangheta.

Il corpo della donna, però, non è mai stato ritrovato anche se per gli inquirenti è stato il figlio a uccidere.

Anche l’amante di Francesca è scomparso nel nulla.

(Fonte: www.inquantodonna.it)

 

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20 agosto 2011: Cetta Cacciola, testimone di giustizia si toglie la vita bevendo acido muriatico

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Cetta, 21 anni, era una testimone di giustizia. Si è tolta la vita ingerendo acido muriatico, secondo l’accusa per non subire più maltrattamenti fisici e psicologici da parte dei familiari.

La donna aveva deciso di diventare testimone di giustizia ed era entrata nel programma di protezione. Però, poi, è tornata in famiglia per amore dei 3 figli e per una complessa situazione di sensi di colpa e rimorsi che la giovanissima madre provava.

Foto da www.delitti.net

 

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10 agosto 1976: Carmela Milazzo e sua figlia di 4 anni uccise da un autobomba

(Foto non reperibile)

Annalisa Angotti, 4 anni, e la mamma Carmela Milazzo, 36 anni, stavano dormendo, nella casa presa in affitto per le vacanze, presso Siculiana (AG), insieme al papà ed ai tre fratellini. Erano circa le due di notte del 10 agosto del 1976 quando una ford 2000 con targa tedesca, parcheggiata davanti all’abitazione, di proprietà di un emigrato appena rientrato dalla Germania, fu fatta saltare in aria. Si dice per vendetta.

La deflagrazione sfondò la porta d’ingresso portandosi dietro pezzi di automobile e anche le fiamme che in un baleno trasformarono quell’abitazione in un inferno. I due genitori, svegliati di soprassalto, ebbero appena il tempo di intuire il pericolo, prendere i figli per mano e cercare di conquistare disperatamente l’uscita. Ci riuscì con difficoltà l’uomo che portò in salvo tre dei quattro figli. Ma Carmela e la piccola Annalisa ebbero meno fortuna. La piccola morì dopo una straziante agonia, per le tremende ustioni in tutto il corpo, la mattina dopo; la mamma ha lottato per altri sei giorni ma non ce l’ha fatta.

(Fonte: www.vittimemafia.it)

 

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10 luglio 1994: uccise Liliana Caruso e Agata Zucchero, moglie e suocera di un collaboratore di giustizia

(Foto non reperibile)

Liliana, 28 anni, era la moglie di un collaboratore di giustizia. E fu uccisa insieme a sua madre proprio per questo.

Le spararono al volto in pieno centro cittadino.

 

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26 giugno 1959: Anna Prestigiacomo uccisa per vendetta verso il padre forse perché confidente dei carabinieri

(Foto non reperibile)

Anna, 15 anni, fu uccisa con diversi colpi di fucile. La sorella riconobbe il killer, che però fu assolto.

Si ipotizzò che fosse stata uccisa perché 13 anni prima, il padre era stato confidente dei carabinieri e aveva convinto il suo vicino di casa, coinvolto in un conflitto a fuoco, a costituirsi.

(Fonte: http://vittimemafia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=356:26-giugno-1959-tommaso-natale-pa-uccisa-anna-prestigiacomo-15-anni-forse-per-vendetta-nei-confronti-del-padre-ritenuto-confidente-dei-carabinieri&catid=35:scheda&Itemid=67)

 

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11 giugno 1997: Silvia Ruotolo uccisa da un proiettile destinato a un camorrista

Silvia

Silvia, 39 anni, era andata a prendere il figlio di 5 anni all’asilo. Al ritorno, proprio mentre era vicinissima a casa sua con il piccolo per mano, fu colpita alla testa da un proiettile. Tutto questo mentre affacciata al balcone di casa, c’era la primogenita, Alessandra, di 10 anni. C’era in corso una sparatoria, furono sparati ben 40 proiettili e uno di quelli colpì la donna che morì all’istante.

L’11 febbraio 2001 la quattordicesima sezione della Corte d’Assise di Napoli ha condannato all’ergastolo i responsabili della strage: il boss Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace, Mario Cerbone, Raffaele Rescigno (l’autista del commando) e Rosario Privato (successivamente pentitosi dopo l’omicidio) Il Comitato Silvia Ruotolo L’11 luglio 2007, la dodicesima sezione del Tribunale Civile di Napoli decretò un “significativo risarcimento” per i familiari di Silvia Ruotolo, che nelle volontà del comitato Silvia Ruotolo e dell’associazioni Libera, servirà per finanziare la costituzione di una fondazione intitolata a Silvia Ruotolo, dedicata ai ragazzi a rischio. Il Comitato Silvia Ruotolo, presieduto da Lorenzo Clemente, marito di Silvia, è estremamente attivo nell’impegno per la legalità e contro la Camorra.

A Piazza Medaglie D’Oro a Napoli, su una lapide nei giardinetti c’è una targa intitolata a Silvia, dove ogni 11 giugno i familiari e la società civile si riuniscono e depongono i fiori per ricordarla.

(Fonte: Wikipedia) Foto da Fondazione Polis

 

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5 giugno 1997: Sonia Nakladolova uccisa per errore

(Foto non reperibile)

Sonia, 20 anni, dopo aver cenato e aver guardato la partita Italia-Inghilterra in tv, uscì in giardino e poco dopo, mentre stava aprendo la portiera ddella macchina del suo amante,, fu colpita da 2 colpi di lupara.

Gli assassini scapparono quando scoprirono che i pallettoni avevano colpito la persona sbagliata. L’obiettivo dell’agguato era proprio l’uomo che aveva una relazione con Sonia, proprietario di una catena di discount.

 

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