La storia di Domitilla Shaula di Pietro, stuprata per sei ore e 23 minuti

Ho chiesto a Domitilla di raccontarmi la sua storia per poterla pubblicare qui sul blog. Eccola:

 

Domitilla nel 2004, fu sequestrata, portata in un casolare abbandonato e lì legata a un letto e stuprata ripetutamente per 6 ore e 23 minuti. In quelle ore tremende, ha scritto, con la mente è volata lontano da quel casolare e da tutta quella violenza.

Ha scritto un romanzo, “Sei ore e ventitre minuti”, in cui racconta la storia. “Ho scritto per urlare a tutte le donne vittime di violenza di reagire, di denunciare, di divulgare, perché sono profondamente convinta che il silenzio e la solitudine uccidano quanto la violenza stessa”, ha detto a proposito del libro.

Le ho chiesto: “ora, posso chiederti come stai? hai superato il trauma? e cosa fai nella vita?”

“Sto bene. L’ho definitivamente superato scrivendo questo libro è perché “lui” quest’anno è morto. L’ho saputo per caso. Dipingo e faccio la mamma di due ragazzi ormai grandi”.

Potete acquistare sei ore e ventitre minuti, andando su https://www.amazon.it/Sei-ore-ventitr%C3%A9-minuti-Timecrime-ebook/dp/B01M03MUI3

 

Buona vita, Domitilla! Ti auguro tutto il bene possibile.

 

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Assolti, perché il fatto non costituisce reato

Il branco accusato di aver stuprato per mesi una 22enne di Bitonto, in provincia di Bari, non è mai esistito. Lo ha stabilito la sentenza del tribunale di Bari che ha assolto i nove imputati dall’accusa di violenza di gruppo aggravata. Quanto denunciato, per i giudici, non è mai esistito. O in alcuni casi non costituisce reato. I fatti contestati dalla Procura di Bari risalgono al 2010. Stando all’ipotesi accusatoria, la presunta vittima delle violenza, all’epoca 22enne, nell’aprile del 2010 sarebbe stata contattata su Facebook da uno degli imputati, il quale le avrebbe detto dell’esistenza di un video compromettente in cui la ragazza aveva un rapporto sessuale con diversi soggetti. Sarebbero quindi cominciate le prime richieste di rapporti sessuali in cambio della distruzione del filmato. Le minacce e le pretese sarebbero proseguite fino al novembre successivo, quando poi la vittima ha deciso di denunciare tutto. Il video sarebbe stato usato dai presunti aguzzini per minacciare la ragazza, costretta ad avere rapporti sessuali con loro in cambio della distruzione del filmato. Le minacce si sarebbero susseguite nel tempo, fino a ripetersi quotidianamente, tra aprile e giugno, anche con l’uso della violenza e dell’alcol. Il gruppo avrebbe abusato di lei contro la sua volontà – stando alle rivelazioni della ragazza – nella falegnameria di proprietà di uno degli imputati, in un casolare in campagna, in auto e sottoscala. La giovane donna ha raccontato di essere stata costretta a un rapporto sessuale per festeggiare perfino la vittoria in una partita di calcio. Ma questo è solo uno delle decine di episodi di violenze denunciati dalla 22enne. “Tutti ti vogliono bene, si tratta dell’ultima volta”, aveva fatto mettere a verbale la ragazza riferendo le parole dette da alcuni di loro.

Le indagini, coordinate dal pm Domenico Minardi e delegate alla squadra mobile della questura di Bari, avevano raccolto le dichiarazioni della ragazza insieme con altri elementi utili a processare i nove giovani, all’epoca tutti fra i 19 e i 35 anni. Elementi che evidentemente il tribunale non ha ritenuto sufficienti a condannarli.

 

D’altronde, le vittime sono sempre le colpevoli. Che delusione.

(Fonte: Repubblica)

 

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Melito di Portosalvo, stuprata per tre anni: se l’è cercata

Siamo alle solite: una ragazzina è stata stuprata per ben 3 anni, da quando ne aveva 13, da un gruppo di 9 ragazzi. E nessuno ha fatto nulla per evitare ciò. Tutti sapevano, ma nessuno ha parlato.

L’intero paesino, si è schierato dalla parte degli stupratori affermando che poi, la ragazza, “se l’è andata a cercare”, aveva comportamenti troppo amichevoli”, troppo “provocanti”, troppo “disinibiti”.

Come riportato su l’inkiesta, nel branco non c’era solo il figlio di un boss locale, ma anche il figlio del maresciallo dell’esercito e il fratello minore di un poliziotto.

La vicenda è venuta alla ribalta delle cronache grazie a una fiaccolata fatta per lei 2 giorni fa, al quale hanno partecipato circa 400 persone degli undicimila abitanti di Melito(e poi, molti partecipanti, venivano dai paesi vicini).

Il parroco di Melito, invece, dichiara: “purtroppo non si tratta di un caso isolato, in giro c’è molta prostituzione”. Forse non sa che la prostituzione è un’altra cosa, qui parliamo di una bambina che è stata ripetutamente stuprata a turno. Di una bambina, ora ragazza, che ha perso la sua serenità e a cui è stata violata la sua intimità.

C’è bisogno di un cambiamento radicale, c’è bisogno di fare cultura, di spiegare che lo stupro è una violenza bella e buona, che quando una ragazza non è consenziente non si è andata a cercare nulla, che può comportarsi come le pare, può vestirsi come le pare, può dire quello che le pare, non è certo colpa sua se un ragazzo o un branco di ragazzi la stuprano.

È per questo che nelle scuole c’è bisogno di introdurre l’educazione di genere.

 

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No, non è colpa tua, tesoro.

La Zitella Felice

Purtroppo siamo ormai tutti a conoscenza dei fatti di Sarno e di come cinque ragazzi abbiano aggredito e violentato una ragazza della loro età, che “camminava sola, la sera”. Abbiamo come al solito assistito al teatrino dell’ “erano ragazzi normali”, dell’insopprimibile istinto del maschio, dell’irresponsabiità, della “ragazzata”, dei genitori che minimizzano ecc.ecc.

Poi è uscito il comunicato della ragazza che si prende un po’ di colpa. Perché “si è fidata” di qualcuno che conosceva. Questo mi ha colpita al cuore. Chissà quante, in una situazione simile, si sono prese la colpa. Si sono sentite in colpa…a lei, a loro, vorrei dire solo questo:NO, NON E’ COLPA TUA, TESORO.

Fidarsi di qualcuno non è una colpa. Essere ingenui e ben disposti verso gli altri non è una colpa. Pensare che gli altri rispetteranno in qualunque occasione i sacri confini del nostro corpo non è una colpa.

Una colpa è approfittarsi della…

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Salerno, 16enne stuprata da cinque suoi coetanei

Attirata in un garage da 5 suoi coetanei e stuprata a turno. È successo in provincia di Salerno, a una 16enne.

La ragazza, poi, ha raccontato tutto ai genitori e insieme sono andati a fare la denuncia. E i 5 minori sono stati arrestati.

 

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Sesso e stupro

il ricciocorno schiattoso

Da il Giornale:

ilgiornale

Da Padova Oggi:

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Fra i capi d’accusa, oltre all’omissione di soccorso (“La donna nel corso della serata si sarebbe sentita male e avrebbe vomitato senza essere soccorsa dal compagno che avrebbe quindi potuto salvarla come sostengono nella loro relazione i periti della pubblica accusa.“, leggiamo sempre su Padova Oggi), c’è anche la violenza sessuale.

Perché quando una donna grida«…Ti prego. Per favore basta, fermati…» non è “sesso estremo”, come hanno titolato praticamente tutti i quotidiani, ma è stupro.

In qualunque momento di un rapporto sessuale, se una delle persone coinvolte decide di interromperlo, nel caso venga costretta a continuare allora si configura il reato di violenza sessuale.

Leggiamo in un articolo del Corriere del Veneto:

“Negli ultimi due filmati è lei che invoca pietà: «Togli. Ti prego no, togli per favore». Urla Silvia a Manuel. «Togli, ti prego, ti prego. Basta. Basta…

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#EstuproNuncaMais

DonneViola

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Oggi ci ha scritto Sonia, chiedendoci di divulgare una storia terribile e che fatichiamo a raccontare.

Questa vicenda al limite dell’umano sì è svolta a Rio de Janiero, in una favela.

Un ragazza di 16 anni, sabato 21 maggio, è stata stuprata da 33 uomini.

Questi uomini, che si fatica a definire tali, decidono di far girare il video dello stupro su twitter. Il tweet ottiene più di 550 cuoricini e parecchi commenti di utenti che ridicolizzano la vittima. Qualcuno arriva anche a scrivere che ha ottenuto ciò che voleva.

Una tra le varie immagini condivise mostra un uomo con la lingua fuori in posa sul bacino della ragazza sanguinante.

La ragazza è stata trovata tre giorni dopo, subito dopo la diffusione virale del video. Ora ai trova al sicuro con la famiglia, che chiede l’anonimato per preservare la salute fisica e mentale della figlia.

La ragazza infatti avrà bisogno…

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15 aprile 2007: Carmela Cirella suicida dopo essere stata stuprata più volte

A soli dodici anni Carmela era stata vittima di pesanti molestie sessuali da parte di un uomo, un marinaio in servizio a Taranto, colto in flagrante dal papà di Carmela. Denunciato dallo stesso, successivamente reo confesso, con vari testimoni sull’episodio, viene lasciato libero da sempre, e il caso con annesse colpe e denunce viene archiviato.

L’episodio (e l’ingiustizia ) lascia delle cicatrici troppo dolorose nella bambina, così, un giorno  dopo un normalissimo screzio con i genitori — forse perché voleva in qualche modo attirare l’attenzione sul suo dolore, forse perché voleva semplicmente essere capita– scappa di casa.  La cercano per giorni, ed esattamente dopo quattro giorni viene ritrovata devastata e in pessime condizioni.

Carmela era stata per giorni  vittima di violenza sessuale da parte del branco– alcuni di essi anche minorenni.

Da quel momento in poi, intervengono i servizi sociali. Carmela viene  ricoverata nel centro “Aurora” di Lecce, un centro riabilitativo per minori che hanno subito violenze.

In questo centro, lo stato di salute e -soprattutto- lo stato psicologico di Carmela, peggiorano perché la ragazzina può incontrare i suoi genitori solo una volta al mese. Questo allontanamento forzato e la pesantissima somministrazione  di psicofarmaci, la intorpidiscono e le creano ancora più malessere.

Dopodichè viene trasferita in un’altra sede, una casa famiglia, qui, proprio per il disagio dimostrato da Carmela causato anche dai pochi contatti coi suoi cari, le danno l’opportunità di vederli più spesso, una volta a settimana.

In un’uscita con i suoi genitori, mentre si erano recati a casa di amici, Carmela si assenta .

“Vado al bagno” : si chiude in bagno apre la finestra e si lancia dal settimo piano, un volo che per lei forse era diventato l’unico modo per liberarsi di quegli incubi che le violenze le avevano lasciato e di quel grosso macigno che  era diventata la sua stessa vita.

Il tribunale  di Taranto ha condannato per violenza su minore a nove anni e mezzo e dieci anni due dei tre accusati, rispettivamente di 30 e 31 anni. Assolto invece il terzo degli altri accusati per violenza su minore per non aver commesso il fatto.

(Fonte: https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/04/15/carmela-violentata-dagli-uomini-uccisa-dallo-stato-aggiornamenti/)

 

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Anatomia di una mamma italiana, i meme che giustificano lo stupro e #GliShortsNonStuprano

Il caso dello stupro di Roma ha suscitato talmente clamore che la stampa ha cominciato a sfruttare l’occasione per scatenare una serie di morbosità nel pubblico. Nei momenti successivi all’arresto di Simone Borgese, reo confesso dello stupro della tassista, molti giornali hanno cominciato a pubblicare articoli sulle considerazioni che sua madre ha di questo ragazzotto.

Un bravo ragazzo che aveva sofferto. E’ un leitmotif che si sente ogni volta che un italiano è colpevole di un reato contro le donne. Era un bravo ragazzo, non è un mostro, poverino era depresso, soffriva, non era compreso, ha agito solo di impulso, era ubriaco, lei era consenziente, lo ha provocato e via dicendo.

Si sguinzagliano di solito parenti e amici del colpevole, spesso le madri. Ecco che viene evocata la figura della madre italiana sottomessa all’autorità di figli, padri, mariti e fidanzati e viene sguinzagliata per cercare nel lettore empatia…

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La mappa delle violenze sessuali nelle regioni d’italia

Ben 23000 stupri consumati, quasi 6000 le vittime minorenni, poco più di 22000 le persone denunciate e arrestate dalle forze dell’ordine. 3 le regioni più colpite: Toscana(78 casi), Emilia Romagna(79 casi) e Trentino(88 casi); A seguire Liguria(75 casi), Piemonte(72 casi), Valle d’aosta(68 casi), Abruzzo(67 casi), Umbria, Lazio, Friuli e Sardegna(60 casi), Veneto(59 casi), Basilicata(58 casi), Molise(48 casi) e Campania(47 casi).

Tra gli interventi richiesti dagli italiani ci sono pene più severe, misure di protezione per le vittime, aiuto alle donne a non sentirsi in colpa, castrazione chimica e istituzione di un corpo di polizia dedicato. è quanto emerge dalla Nota scientifica “La mimosa deturpata. Mappa delle violenze sessuali nelle regioni italiane” realizzata dall’Istituto Demoskopika che ha analizzato il quinquennio 2014-2010.

Oltre un italiano su 10 si dimostra favorevole all’introduzione della pena della castrazione chimica. Un orientamento “condizionato” dalla preoccupante casistica delle violenze sessuali consumate in Italia negli ultimi anni: poco meno di 23000 episodi, di cui uno su quattro con una vittima minorenne.

E se Trentino, Emilia Romagna e Toscana svettano per i casi di violenze sessuali ogni 100000 donne residenti, guadagnandosi il drammatico primato delle realtà regionali più “violentate” d’italia, Lazio e Lombardia si confermano i territori dove avvengono il maggior numero di reati, rispettivamente 2.935 e 1.640 casi. Rilevante, inoltre, l’attività di contrasto delle forze di polizia che ha portato nella rete delle denunce e degli arresti, nel periodo osservato, oltre 22000 presunti autori delle violenze. Ciò emerge sempre dalla nota scientifica di cui sopra.

Nel 70% dei casi le donne stuprate sono italiane, romene 9,3%, marocchine 2% e le albanesi 0,5%. Il fenomeno ha subìto una flessione dell’11,5% dal 2014 al 2010 registrando fortunatamente un decremento di poco meno di 560 episodi di violenza. Analizzando, nel dettaglio, l’andamento si evidenzia un progressivo calo delle violenze nel periodo considerato, eccezion fatta per il 2012 che, al contrario, ha fatto registrare oltre 70 episodi in più con un incremento dell’1,6%. La contrazione più significativa si è generata nell’ultimo biennio osservato: 231 casi in meno pari ad una contrazione del 5,1% dal 2014 al 2013. A seguire nell’osservazione del trend, il decremento del 4,3% dal 2012 al 2013 con 201 episodi in meno e, infine, la flessione del 4,1% dal 2011 al 2010 con poco 196 casi in meno.

Ogni 4 casi di violenza sessuale in Italia, almeno uno coinvolge sicuramente un minorenne. Sono 5.722, infatti, gli under 18 complessivamente vittime di violenze sessuali nel nostro paese secondo quanto rilevato dai ricercatori dell’Istituto Demoskopika: 1.031 episodi nel 2014 con un calo del 3% rispetto all’anno precedente, 1.063 casi nel 2013 (-9,9 rispetto all’anno precedente), 1.180 casi nel 2012 (-9.8% rispetto all’anno precedente). Nel 2011, si consumano ben 1.310 violenze sessuali con minorenni vittime facendo registrare un incremento del 15,1% rispetto ai dodici mesi precedenti. Infine, sono stati 1.138 i casi rilevati dalla forze di polizia nel 2010. nunce ed arresti hanno interessato prioritariamente gli italiani nel 61% dei casi, seguiti da romeni (8,6%), marocchini (6%), albanesi (1,9%) e tunisini (1,3%).

(Fonte: ww.ufficiostampabasilicata.it)

 

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