Ciao Darwin 7 e Bonolis. La resurrezione del pessimo gusto (i morti-viventi dentro e fuori la TV)

Bambole Spettinate Diavole del Focolare

Ancora una volta ci siamo sbagliati; che ingenui. Come si dice, troppo bello per essere vero. Ci eravamo illusi che Ciao Darwin fosse risorto per espiare finalmente le proprie colpe e riscattarsi da sei edizioni di volgare e qualunquistica sceneggiata sulle caratteristiche dell’italiano medio, ed invece è tornato più banale, inconsistente, inutile, oligofrenico ed insulso di prima!

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Dal 1998 ad oggi il format non è cambiato di una virgola e, fatto smisuratamente più grave, a quanto pare non è migliorato nemmeno il pubblico che lo segue indefesso. Più di cinque milioni di italiani infatti continuano a preferire Bonolis e la sua squadra ad ogni puntata. E’ probabilmente vero che, come dice il critico televisivo Riccardo Bocca, proseguire nell’analizzare Ciao Darwin significa in qualche modo continuare a legittimarlo, ma è altrettanto vero che il programma, dopo ben 78 puntate, si è legittimato ampiamente da sé, ed ignorarne l’influenza e l’importanza di…

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Mariaele e il sessismo bipartisan

Sul blog “Donne di Fatto” di Nadia Somma è uscito un ottimo post che condividiamo, a firma sua e di Monica Lanfranco, indirizzato a Marco Travaglio che ricorda “Trionferà solo l’inciviltà se continuiamo a usare le parole come pietre”. Tema: gli sfottò sessisti, crescenti, di Travaglio contro la ministra Maria Elena Boschi. Al solito, per gli uomini, per certi uomini, le donne sono solo un corpo. E dunque il sarcasmo per Rosi Bindi perché “brutta” e per Maria Elena Boschi perché “bella” (non usiamo la definizione consueta che non caso in certe menti identifica la parte per il tutto) è uno strumento ulteriore di lotta politica oltre ad avere il pregio di evitar loro di parlare del merito. Ma non finisce lì: gli uomini di parte avversa scendono in difesa utilizzando gli stessi schemi e gli stessi insulti. Colpa non di chi insulta, ma delle donne che non li aggredirebbero abbastanza… Rondolino e Travaglio insomma pari sono. Perché gli uomini lo scontro lo intendono solo come “cosa loro”, di maschi, e fra le armi usate c’è l’aggressione “alle donne del nemico”. In guerra difatti si stuprano le donne del nemico (dove l’accento va sulla preposizione articolata “del”) quali parte del bottino: saccheggio di beni altrui e non persone. In tempi di pace le si aggredisce verbalmente con insulti sessisti. E’ urgentissimo porre uno stop, partendo dalle scuole e, per quello che ci riguarda, dall’informazione. Abbiamo un’enorme responsabilità. Perché, come giustamente scrivono Somma Lanfranco “il sessismo fa vittime reali”.

(Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=87389&typeb=0&mariaele-e-il-sessismo-bipartisan)

 

Emoji sessiste su whatsapp

La recente campagna #Likeagirl lanciata da Always, compagnia per prodotti di igiene femminile, sostiene che Whatsapp dovrebbe cambiare le emoji dedicate alle donne inserendone di nuove, meno sessiste.

Le emoji dedicate dall’applicazione alle donne sono, in effetti, ancora molto stereotipanti per il genere femminile. Le “emoji donne” si danno lo smalto, si tagliano i capelli, sono spose o assumono posizioni insolite, tipo quella con le braccia incrociate, o la manina civettuola vicino al mento, le mani in testa, o la “secchiona“, che alza la mano come per chiedere il permesso di dire: “lo so io!

Le emoticon legate alle principali professioni o sport sono, invece, tutte al maschile: il poliziotto, il medico, l’investigatore, l’omino che corre o cammina e ancora il ciclista, il nuotatore, lo sciatore.

In un video,, le giovani intervistate dicono che tipo di emoticon vorrebbero avere su Whatsapp chiedendo emoji di donne avvocate, poliziotte, batteriste, chirurghe, cantanti, surfiste. vorrei che ogni donna crescesse con la possibilità di essere qualsiasi cosa voglia essere” afferma una ragazza.

(Fonte: www.gay.it)

 

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Mago Matano e la soluzione dei problemi di coppia

il ricciocorno schiattoso

Pochi giorni fa una mia lettrice mi sottoponeva un video di Frank Matano, chiedendomi un parere.

Io non seguo né ho mai seguito questo personaggio, anzi non seguo gli YouTuber in generale (non prendete questa mia affermazione come una posa snob, non lo dico con nessuna sfumatura di disprezzo nella voce; non li seguo e basta, così come non mangio le lumache di terra: de gustibus ecc.), quindi premettevo che il mio commento si sarebbe basato sulla visione di quel particolare video, senza nessun lavoro di ricerca sul lavoro del giovane autore.

Non per giustificarmi, ma non stavo neanche troppo bene.

🙂 Non è vero, mi sto giustificando.

E lo faccio perché stamattina, che sono ancora a casa coi postumi di una brutta influenza, mi sono imbattuta nel primo episodio della serie di Mago Matano, dal titolo Il profilo in comune.

magomatano

Solo qualche giorno fa Repubblica riportava i dati…

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Trivelle e sessismo

Un altro caso sessista che ha fatto chiacchierare questa settimana è quello di #TrivellaTuaSorella, lo slogan accostato a un’immagine il cui scopo sarebbe stato quello di appoggiare la battaglia ambientalista per il “sì” al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare. A diffonderla è stata una fino a quel momento sconosciuta agenzia di comunicazione (anche se l’hashtag pare sia nato sulle pagine di alcuni brillanti attivisti del M5s). Dopo le polemiche che si sono subito scatenate sui social e la condanna immediata da parte dei promotori del referendum (danneggiati dall’iniziativa), i “creativi” hanno dimostrato tutta la loro pochezza con due post se è possibile ancora più offensivi della campagna.

In uno sostenevano di non doversi scusare perché stuprare il mare è come stuprare una donna, “ti priva del bello” e “ti priva della capacità di godere”.

Non contenti di questa bestialità, hanno scritto un altro post in cui se la sono presa con i politici truffatori e con i giornalisti. Gli unici colpevoli di questa imbarazzante vicenda, però, sono coloro che ritengono accettabile uno slogan politico in cui la donna viene espressamente trattata come oggetto sessuale.

Ma è importante evidenziare come l’opinione pubblica, questa volta, abbia reagito prontamente condannando senza mezze misure il sessismo.

(Dalle feminist News di http://www.pasionaria.it)

 

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Insulti gratuiti

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Le polemiche per come delle ragazze hanno deciso di passare la “Festa della donna” in un noto locale milanese, il Fellini, sono ancora vive e vegete.

In particolare, la foto di una ragazza sollevata da terra da uno spogliarellista di colore è girata su tutte le pagine e bacheche dei social network e ha scatenato moltissime polemiche contro la protagonista della foto e il Fellini, sommerso di recensioni negative nella sua pagina Facebook. Altre partecipanti sono state identificate e prese di mira. Indignazioni simili ma più lievi accaddero lo scorso mese contro delle studentesse della Bocconi perchè avevano deciso di mostrare le loro scollature al grido di #escile.

Ancora una volta nel Paese europeo col più basso tasso di occupazione femminile e il più alto per femminicidio, si accendono immensi roghi per questioni morali legate alla donna. Questa volta l’indignazione è diventata un vero e proprio caso nazionale, tanto che molte persone di ambo i sessi hanno anche postato intimidazioni verso le sconosciute ritratte, mettendo delle donne libere sullo stesso piano dei pedofili: Bruciamole vive”, “le sputerei in faccia”, “picchiamole”, “facciamole stuprare dagli immigrati” e commenti di madri come questo: “se me la trovassi accanto la prenderei a calci in faccia” sono apparsi in quasi tutte le bacheche, pagine e gruppi di Facebook e altri social. Stessi toni che spesso vengono riservati a uomini che abusano di bambini.

Come è possibile che delle ragazze che hanno deciso di passare la giornata della donna ballando con spogliarellisti consenzienti abbiano provocato polemiche così colossali? Come mai l’episodio ha avuto così tanto spazio come se fosse importantissimo?

In realtà la polemica è iniziata già dal 5 marzo quando in gran parte delle bacheche di Facebook continuavano a girare meme contro quelle che vanno a vedere gli spogliarelli : “Fai che la festa delle donne sia un giorno dignitoso e non zoccoloso”. La ferocia è esplosa perché alcune donne se ne sono infischiate di quei consigli?

Lo slut-shaming è un fenomeno che con Internet ha avuto tantissima visibilità. Negli Usa, a seguito di ciò, le femministe hanno cominciato a domandarsi sulla necessità di affrontare questo problema coniando questo termine per definire l’atteggiamento di condanna verso la libertà sessuale delle donne.

Nel mondo occidentale, al di là delle retoriche, pare inaccettabile che una donna possa ottenere la parità in tutti i campi, specie quello sessuale. Ci sono spogliarelliste, prostitute, modelle, veline ma per molti sono ancora delle “cagne” che non meritano rispetto perché non sono donne. Ma cosa significa essere donna in Italia e nel mondo? Fare cose “da femmina”? Perché continuano ad esserci ruoli tradizionali attorno alla figura femminile e maschile?

(Fonte e foto da doppiostandard.wordpress.com)

 

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Cioè, siamo alle solite

Sull’omicidio di Gloria Rosboch ancora una volta si è detto di tutto e di più sui giornali.

Leggiamo pezzi lirici in cui Defilippi( l’assassino), è dipinto come “ossessionato dalle donne fragili e vulnerabili”, “incapace di liberarsi dalle sue bugie”- Il movente del suo omicidio il disagio psicologico. Mentre si insinua, perfine si scrive, che la vittima era “sempre sola”, era tanto “mite”, una “donna di altri tempi”, “fragile”, “delicata come un cristallo”, ma soprattutto “non bellissima”, “di aspetto modesto”, “dalla vita scialba”.

Ecco perché è stata ammazzata, ecco perché se l’è andata a cercare Gloria Rosboch: perché non era bella e nonostante ciò ambiva all’amore e alla riconscenza di un uomo più giovane, perché cercava “una vita diversa”, perché si illudeva di meritare le attenzioni di un uomo “fuori dalla sua portata”. Così la morte violenta e orrenda di una donna viene addossato a lei, al comportamento che aveva, al corpo di cui andava fiera o si vergognava. Eppure le donne vengono uccise dagli uomini a prescindere dal loro aspetto, dal loro comportamento, dalla loro classe sociale, dalla loro professione. Vengono uccise perché questo tipo di violenza è radicata nella nostra società, molto tollerata e poco contrastata. Invece di combattere la violenza di genere, che troppo spesso culmina in omicidio, gli articoli di cronaca scritti senza risparmio di stereotipi sessisti e luoghi comuni la propagano, e mistificano la realtà.

(Fonte: D.I.Re donne in rete contro la violenza)

 

Continuiamo a chiedere un #GiornalismoDifferente

Le amiche di NarrAzioni Differenti hanno scritto un post per chiedere di nuoo l’uso di un giornalismo corretto e pulito nei casi di violenza e femminicidio. Io mi associo al loro appello, come ho sempre fatto Non posto l’articolo perché ho difficoltà a inserire poi le relative foto dei giornali e quindi sotto trovate il link che rimanda al post.

Continuiamo a pretendere un #GiornalismoDifferente