La storia di Maria Rosa, che nel 1939 rifiutò il matrimonio riparatore

Suo padre ha gli occhi bassi non per paura ma per rabbia, ha le mani callose e forti da contadino, sua madre invece la guarda in faccia e pensa a tutto quel che potrebbe accadere e accadrà, a ciò a cui andranno incontro, alla rovina, alla reputazione di quella figlia così bella e così fiera. Ma è tutto un attimo, il padre risponde «Figlia mia, non ti preoccupare, non te lo sposi e non lo denunci, lo denunciamo». È il 1939 e siamo a Cinisi. Maria Rosa ha 17 anni, è stata rapita di sera da un ragazzo che lavorava nelle terre con suo padre( non era solo c’erano anche i suoi due fratelli);  lui l’aveva stuprata e per questo lei doveva sposarlo.

Denunciarono, i tre finirono in galera.

Maria Rosa partì per Partinico e lì studiò.

Trenta anni dopo, negli anni 60, un’altra ragazza, ad Alcamo, denunciò lo stupratore e rifiutò il matrimonio riparatore: era Franca Viola che rese poi pubblica la sua storia, a differenza di Maria Rosa. Quella che condusse dritta l’Italia verso i diritti delle donne, anche se con i tempi che conosciamo: solo il 5 settembre del 1981 sono stati aboliti il delitto d’onore e il matrimonio riparatore dai codici di legge. 42 anni dopo la denuncia sconosciuta di Maria Rosa e circa 15 anni dopo quella di Franca Viola.

Maria Rosa Vitale, proprio negli anni in cui Franca Viola ripeteva i suoi stessi passi e i suoi stessi tormenti, era segretaria nella scuola di Cinisi, non si era sposata ma era donna attiva e presente nella società e nella politica, fu la prima donna consigliera comunale e poi assessora a Cinisi, dove era tornata a vivere. Poi si innamorò di un uomo separato( all’epoca il divorzio ancora non c’era) e i due andarono a vivere insieme a Palermo e da quell’amore nacque una figlia non cercata, Vera. Vera Abbate, archeologa, oggi è consigliera comunale del Pd proprio a Cinisi, mamma di tre figli, non sapeva nulla di questa storia, non sapeva da dove derivasse tutto il coraggio di quella mamma adorata, oggi morta, che le ripeteva da mattino a sera «devi credere in te stessa, figlia mia, nulla ti è impossibile ricordatelo, sarai spesso sola e dovrai ricordartelo soprattutto allora, di difenderti e di difendere quello in cui credi e vuoi diventare e fare».

Fino a quando un giorno bussano alla porta di Vera i ragazzi di un giornale locale, «Vera possiamo farti un’intervista su tua madre?», certo, crede che si parlerà della prima assessora donna di Cinisi e invece si parlerà della prima donna che in Italia denunciò uno stupro e rinunciò al matrimonio riparatore, no, non Franca Viola, sua madre. Glielo conferma lo zio, il fratello ancora vivo di sua mamma, e gliela racconta tutta quella storia «che tanto ci fece soffrire, ma che tanto ha inciso nella nostra storia».

La storia di quella famiglia è la storia dell’Italia intera, della Sicilia, la storia dei diritti delle donne sovrapposta al cammino civile di una nazione, che non lo ricorda nemmeno il nome di Maria Rosa, ma non si stupirà più di tanto perché il dna del coraggio spesso reca le sembianze del genere per nulla debole, tra queste strade accecate di troppa luce o di troppo buio.

La sua storia la racconta pubblicamente in un monologo un’altra donna di Cinisi, Francesca Randazzo, che di Radio Aut era parte e da sempre racconta e si batte per i diritti delle donne. Vera non sa perché sua madre non ha mai reso pubblica la sua storia, nemmeno quando un’altra ragazzina siciliana negli anni ’60 fece lo stesso gesto con più clamore, ma era già un’altra Italia, quella della tv e del boom economico, della speranza e della voglia di fare e di cambiare. Non sa perché non ne ha mai voluto parlare con lei, unica figlia amatissima.

Forse perché per Maria Rosa la sua era la storia di una normale donna con un normale gesto in un paese normale.

(Fonte: http://www.unita.tv/opinioni/questa-di-maria-rosa-e-una-storia-vera-di-coraggio-e-riscatto/)

 

Segui Blog delle donne anche su http://www.facebook.com/blogdonne e su http://www.twitter.com/Blogdelledonne

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...