28 settembre 2002: Desiree Piovanelli stuprata, uccisa e abbandonata in una cascina dal branco

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Articolo da Repubblica del 12 ottobre 2002:

Pomeriggio del 26 settembre, una chiacchierata fra tre ragazzi ed un uomo di 36 anni, via Romagna, vicino la cascina Ermengarda: inizia così la fine di Desirée Piovanelli, massacrata a 14 anni a Leno, nella bassa bresciana. Nel racconto di Mattia, coetaneo della ragazza uccisa, il “piano” organizzato con gli altri per uccidere la giovane: “Eravamo in via Romagna con Nicola e Nico e, a un certo punto, è arrivato anche Erra. Si parlava di Desirée”. Il ragazzino era in motorino, continuava a girare intorno al gruppetto di amici ma una frase, detta da Nico, 16 anni, la sentì bene: “Sono disposto anche a violentarla”. Una frase che aveva già sentito dire anche da Nicola, l’altro sedicenne, nelle settimane precedenti. Ci fu un cenno del capo di Erra, per annuire. E per Desirée, in quel momento, venne decisa la violenza. Appuntamento a sabato, ricordato a Mattia stesso da Nicola anche il giorno successivo.

In questa sua fase iniziale del racconto, Mattia affida a Giovanni Erra, che a suo dire aveva un debole, una ‘cotta’ per la ragazza, e con la quale si sentiva spesso al telefono, un ruolo ancora marginale. Però, dopo due ore di sospensione dell’interrogatorio, ieri, perché non sta bene e piange, Mattia comincia a dare la sua ultima, agghiacciante versione. Sono da poco passate le 16 di sabato: “Quando sono arrivato e sono salito all’interno della cascina ho visto Erra nella stanza vicina a quella in cui c’erano Desirée, Nico e Nicola: le mettevano le mani addosso e cercavano di spogliarla”. A Desirée erano già state tolte le scarpe: “aveva segni come ematomi sul volto, perdeva sangue dal naso”. Nicola fa un cenno e, col capo e con gli occhi, fa capire a Mattia che deve aiutarli a trattenere la ragazza. Mentre Mattia e Nico eseguono, Nicola si avvicina a Desirée per cercare di violentarla. Poi c’è la frase, detta dalla ragazza:  “Mi fai schifo, mi fai pena”. Parole che danno il via al massacro. Nicola la colpisce con una coltellata (con un’arma probabilmente diversa da quella che farà poi ritrovare, a giudicare dalla descrizione di Mattia) al costato. Desirée ha la forza di liberarsi, cerca di raggiungere le scale, ma Erra esce dall’altra stanza, dove era rimasto fino a quel momento, e la blocca. Desy si divincola anche dalla presa dell’uomo, ma è costretta a tornare verso i tre ragazzi, verso la morte. Cerca anche di fuggire da una finestra. Nicola le vibra due, forse tre colpi alla schiena. Desirée cade a terra, Erra e Nico cercano di sollevarla e a quel punto Nicola le dà il colpo di grazia, cercando di sgozzarla. Nicola, che nel racconto di Mattia ha un ruolo centrale, si incarica anche di simulare il delitto di un maniaco, prende un sacchetto di plastica e comincia ad infilarci i vestiti di Desirée. Le ha tolto e le ha anche rimesso le mutandine. “Adesso mettiamo dentro tutti i vestiti e poi li facciamo sparire”. Per Mattia, anello debole del gruppo, è Erra a legare la ragazza alle mani “con una strana espressione”, mentre Nicola le lega i piedi. Desirée era già legata con le mani dietro la schiena, quando Mattia l’ha vista in piedi, accanto ai suoi due amici al suo arrivo al cascinale, ma era riuscita a liberarsi, prima delle coltellate. Il delitto è compiuto. Mattia, a questo punto, se ne va dalla cascina. “Non sono sicuro se sabato sera sono tornati sul luogo del delitto, perché non sono potuto uscire”. Lui ci andrà solo domenica, insieme a Nico, come confessa al pm dei minori, Simonetta Bellaviti. Un racconto che il gip, Roberto Spanò, nel provvedimento con cui ordina l’arresto di Giovanni Erra, giudica “affidabile”, in particolare quando Mattia riferisce che l’uomo, grazie ai suoi rapporti con Desirée, era il solo, probabilmente, in grado di poter invitare la ragazza nel cascinale. L’alibi di Erra non ha retto anche se sua moglie ha detto che era in casa dalle 15 alle 17.30, le ore cruciali. Anche in quel lasso di tempo, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto raggiungere facilmente la cascina Ermengarda, a poche centinaia di metri da casa sua e di quella di Desirée, per poi tornare nella sua abitazione.

 

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