“mi lasci e ti uccido”: la dott.ssa Paola Danieli ci spiega il meccanismo che porta al femminicidio

L’esperienza di essere abbandonati in amore è una delle più terribili che possano capitare e rappresenta spesso un vero e proprio trauma. Chi l’ha sperimentata ricorda la percezione di straziante dolore, puro e intenso, la consapevolezza di non valere nulla agli occhi dell’amato/a, cioè della persona sulla quale si era puntato tutto.

E’ un’esperienza di profondo cambiamento, di rivoluzione, di oscurità totale, dalla quale siamo passati in molti, è un disagio che ha ispirato poeti, cantanti filosofi e pensatori.

Il subire l’abbandono accade a tutti, uomini e donne, ma come mai sembra sempre più difficile per gli uomini reggerlo? Quale diversità di genere sperimentano in queste circostanze, dato che i fatti di cronaca ci mostrano che sono disposti a tutto pur di negare la volontà di lei, anche a costo di morire o di uccidere?

Perché questo non accade alle donne, ma soprattutto perche accade agli uomini?

Le azioni di un uomo che non tollera l’abbandono e che reagisce in maniera estrema e violenta sono interpretate come un gesto  involontario, ma la violenza e l’omicidio rappresentano azioni intenzionali e ci sono sempre alternative alla violenza. Lo dimostra il fatto che le donne vengono lasciate esattamente come gli uomini, ma lasciano andare, si accaniscono molto meno, uccidono molto meno o quasi nulla.

Perché la ferita narcisistica dell’essere lasciati al maschile rappresenta uno smacco così ingestibile all’identità degli uomini?

Nell’amore al maschile è implicito il diritto di determinare una relazione?

Perché gli uomini sono così fragili?

Perché devono vincere nelle relazioni con le donne e perché la vincita non è mediazione, ma è fatta di tutto o niente: o ti posseggo o ti uccido?

Perché un uomo si sente così potente su un altro essere, uguale ma diverso, che dovrebbe sentire reciproco e pari a sé stesso?

Perché nelle relazioni d’amore c’è ancora questa asimmetria?

Credo si possa affermare, ormai con una certa sicurezza, che dietro questi fatti si nasconde una profonda fragilità che ancora non si riesce a spiegare e a descrivere. Si tratta di un problema che non si sta estinguendo con le vecchie generazioni, ma che è ancora vivo e vegeto, ben alimentato da una cultura patriarcale ancora dominante ma scaduta. Con il patriarcato culturalmente agli sgoccioli diventa sempre più difficile per gli uomini stare in una relazione affettiva e gestire le paure quotidiane, i conflitti e la solitudine. Eppure, malgrado la crisi di identità sia soprattutto maschile, sono spesso le donne ad uscirne letteralmente violate, ferite e distrutte psicologicamente.

La violenza degli uomini nasce come punizione risentita per le persecuzioni subite a seguito delle pretese di autonomia, libertà e libero arbitrio delle donne; è necessario spezzare questa catena lavorando nelle scuole sulle relazioni tra bambini e le bambine, ragazzi e ragazze.

Il conoscere l’altro da sé, il maschile o il femminile, non consiste nel constatare le differenze e nel convertirle in ineguaglianze, ma nel riconoscersi reciprocamente per consentire lo svolgersi del proprio sé e quello dell’altro/a.

Di Paola Danieli

(Fonte: http://www.paoladanieli.com)

 

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