Non possono cantare a una festa religiosa perché sono lesbiche. La discriminazione che non accenna ad attenuarsi

Cancellato un concerto perché bollate come «lesbiche». Succede in Calabria alle Rivoltelle, band calabrese tutta al femminile, da undici anni a spasso sui palchi d’Italia e fuori Nazione.

Succede nel 2016 ad un giorno dalla parata dell’orgoglio gay. A scrivere e raccontare la faccenda sul web è Elena, voce e violino del gruppo. In un passaggio cita «quasi testualmente» quanto accaduto.

«Le Rivoltelle – scrive – sono lesbiche e questa è una festa religiosa e quindi potrebbero offendere la morale cattolica di ogni singolo cristiano facente parte di questa comunità». La festa non è precisata, quello che si sa è che si tratta di un evento patronale in una frazione di Rossano. Lo stesso Comune dove si sono esibite poco tempo fa per “Fuochi sull’Acqua”. Ma è un’altra storia. Il managment del gruppo era al lavoro per definire la data di un concerto, poi saltata perché, secondo alcuni membri del comitato organizzatore, una band al femminile “non può esistere”. Presentarsi sul palco “in questo modo” significa essere lesbiche, “offendere” la morale religiosa.

Non è la prima volta che capita ma stavolta non hanno lasciato correre, raccontando tutto. «A prescindere se il fatto sussista o meno – scrive – e cioè se alle Rivoltelle piaccia Raoul Bova o Belen Rodriguez. A prescindere da tutto questo vociare che sento continuamente dietro di me, mi chiedo come sia possibile che ancora girino a piede libero e soprattutto esprimano liberamente ed impunite il loro pensiero persone di tanta ignoranza. Mi chiedo come sia possibile ancora giudicare un uomo o una donna in base ad una preferenza sessuale. Mi chiedo come sia possibile offendere e denigrare e soprattutto impedire ad una band di donne di esibirsi solo perché non si presentano come quattro sgallettate prive di pensiero autonomo».

Le parole sono rivolte ad una donna, probabilmente un membro del comitato. «Fino a quando la Calabria sarà abitata da persone come lei sarà ancora più forte e feroce e stimolante la nostra rivoluzione. E concludo pensando a lei che tenta di impedire ad Elton John di suonare davanti alla Regina perché è ricchione».

Ovviamente sono stati centinaia i messaggi di solidarietà alle musiciste che intanto vanno avanti con il loro tour “Io non mi inchino”, che prende il titolo dal j’accuse lanciato alla ‘ndrangheta nella canzone omonima. Impossibile fermarsi per una bassezza di questo tipo.

(Fonte: Quotidiano del Sud)

SOLIDARIETà ALLE RIVOLTELLE!!!!!!

 

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