Azienda condannata per molestie nei confronti di un’operaia

l tribunale di Firenze, dopo oltre cinque anni, ha dato ragione ad una lavoratrice che si era dimessa per giusta causa poco dopo aver subito un’aggressione sessuale da parte del “padre della legale rappresentante della società che operava di fatto quale titolare dell’azienda. La sentenza ha spiegato che sono stati “atti di molestia sessuale pesanti e ripetuti culminati in una vera e propria aggressione sessuale il 5 ottobre 2011”.

Al verdetto si è giunti grazie alle testimonianze di altre operaie che hanno trovato il coraggio di parlare e che hanno portato anche alla condanna dell’azienda per non aver fatto nulla per fermare l’uomo, “l’imprenditore, quello che comandava in azienda, che organizzava e dava gli ordini”, hanno raccontato alcune dipendenti ai giudici.

Molte lavoratrici infatti, nonostante le ripetute molestie avevano evitato di denunciare per paura di perdere il posto di lavoro. Da apprezzamenti sul fisico a  richieste di prestazioni sessuali: era così che l’uomo intimidiva le donne della fabbrica.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il padre della datrice di lavoro metteva le mani addosso alla donna non appena si trovavano da soli nella stanza adibita a spogliatoio e la costringeva “fino al momento in cui un altro dipendente suonava al campanello della porta d’ingresso della ditta”. Episodi dolorosi che hanno causato nella donna profonde conseguenze fisiche e psicologiche, disturbi del sonno con incubi e bruschi risvegli, perdita di peso, ricordi invasivi del trauma, isolamento, disagio sociale.

Il tribunale ha riconosciuto che “il ricorso è fondato e va accolto” e ha condannato l’azienda a liquidare il risarcimento del danno in circa 14mila euro per danno biologico e in 20mila euro per danno non patrimoniale da discriminazione, oltre all’indennità sostitutiva del preavviso e alle spese legali.

(Fonte: www.globalist.it)

 

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