In Italia l’omofobia è letale

In un anno 104 episodi di omotransfobia, ci dice Arcigay; ma si parla solo dei fatti riportati dalla stampa. Chi sa quanti altri centinaia di episodi sono accaduti in quest’anno alle persone lgbt e non si sa nulla.

“In Italia di omofobia e transfobia si muore ancora, lo testimoniano i 2 omicidi e i 2 suici che compaiono nel rapporto. Non solo: sono soggetti a rapine, stupri, pestaggi ecc. Inoltre, gay e lesbiche quando non visibili (cioè quando indotte dall’omofobia ambientale a nascondere il proprio orientamento sessuale) diventano bersagli di ricatti ed estorsioni. E, come le persone trans, sono di frequente fatte oggetto di derisione, di insulti, di limitazioni alle libertà personali, di discriminazioni, di bullismo a scuola,  di mobbing sul lavoro. Non esiste, poi, un identikit dell’omofobo: nel nostro report ci sono omofobi appartenenti alla classe dirigente, politici, funzionari pubblici, commercianti, studenti e studentesse, padri e madri di famiglia. Sono italiani o stranieri, indistintamente. E soprattutto sono giovani (talvolta anche giovanissimi) o vecchi. L’omofobia, insomma, non ha età, ruolo sociale, provenienza geografica, estrazione economica o culturale. È ovunque e colpisce le persone lgbti indistintamente, da sole, in coppia o in gruppo, nei luoghi affollati e in quelli isolati, di notte o in pieno sole. È un ritratto desolate insomma, nel quale ogni pennellata rappresenta un rischio di marginalizzazione e autoesclusione, se non addirittura un pericolo, per tutte le persone omosessuali e trans. Ed è un ritratto che va lasciato aperto, perché è nella contaminazione con tutte le altre forme di discriminazione (per provenienza geografica, censo, genere, credo politico o religioso, età, aspetto fisico) che se ne intravede il peso e la drammaticità. Servono leggi, sicuramente. La prima è quella contro l’omotransfobia, che da decenni chiediamo, in vigore in tantissimi Paesi d’Europa e del mondo e che giace immobile da oltre 300 giorni alla Commissione Giustizia del Senato. Ma servono anche azioni culturali e di welfare, per sgretolare il pregiudizio e sostenere le persone fatte bersaglio dei crimini e delle parole d’odio. Non solo a Roma, quindi, ma in tutti i luoghi istituzionali del nostro Stato va aperta una discussione seria e concreta sulle azioni che è necessario mettere in campo. Questo è l’auspicio che rinnoviamo in occasione della Giornata Internazionale contro l’omotransfobia e che consegnamo alle istituzioni assieme al pensiero per tutte quelle vittime, soprattutto per quelle che non ci sono più, che hanno atteso invano fino  oggi che l’Italia cambiasse, migliorasse. A loro dobbiamo tenacia, fiducia ed efficacia. Anche per loro dobbiamo trasformare l’Italia in un Paese migliore”, dice il segretario di Arcigay Gabriele Piazzone.

 

Il report è consultabile sotto forma di timeline al link: http://www.arcigay.it/comunicati/omotransfobia-arcigay-presenta-il-report-in-italia-e-ancora-un-fenomeno-letale/

 

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(Fonte: http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/392603.html)

 

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