La storia di Arianna, che racconta il femminicidio attraverso la fotografia

Rosa è stata strangolata dal marito. Prima di morire raccontava di avere in casa soltanto stoviglie di carta, perché lui era solito spaccare tutto quando si arrabbiava. Rossana è stata assassinata dal fidanzato ventuno anni fa. Lui adesso vive con la sua famiglia che abita non lontano dalla casa della madre di Rossana, che non ha mai ricevuto nessun indennizzo. Cristina, insieme ai suoi due figli, è stata uccisa dal marito, che poi subito dopo è andato in un bar a vedere la finale dei Mondiali. Vanessa è stata uccisa dal fidanzato che ha poi finto di cercarla per due giorni prima di confessare.

Sono solo alcune delle storie raccontate da Arianna Sanesi in “I Would Like You To See Me“, un progetto sui femminicidi in Italia. Il titolo, “Vorrei che tu mi vedessi”, è una frase di una lettera che Roberta Ragusa, sparita nel nulla e mai ritrovata, ha scritto al marito poco tempo prima della sua scomparsa e che ha dato inizio al lavoro di ricerca della fotografa di Prato, che oggi vive negli Stati Uniti. Era da tempo che Arianna Sanesi si interrogava su come affrontare la tematica del femminicidio: “Ero stufa dell’iconografia esistente: un’immagine per tutte, la donna con la mano davanti al volto per proteggersi dai colpi. Ho scelto quindi di utilizzare varie angolazioni, da quella più strettamente documentaria, all’utilizzo di immagini simboliche, da notturni apparentemente anonimi di edifici, still life, ricerche iconografiche su magazines italiani dagli anni cinquanta a oggi. E un paesaggio italiano che grida grandi dichiarazioni d’amore su tutti i muri”.

Arianna Sanesi ha viaggiato da Nord a Sud, incontrando famiglie che avevano perso una figlia, una sorella o una madre. È stata sempre accolta con calore dalle famiglie delle vittime, che non vogliono dimenticare. Ha incontrato le madri, più loquaci e combattive, e i padri, più silenziosi e riflessivi. In ogni casa, racconta la fotografa, si sentiva fortemente la mancanza di un pezzo importante, e ogni dettaglio sussurrava di quel dramma: “Mi interessava sottolineare che il femminicidio con l’amore non ha niente a che fare, nonostante nella cronaca si insista spesso sulla passione, la gelosia, la perdita di controllo. Sono invece convinta che i femminicidi siano legati a una mancata educazione affettiva e a una cultura ancora arretrata sui ruoli e i diritti delle donne, così come degli uomini”.

Attraverso immagini, articoli, oggetti, appunti, suggestioni, “I Would Like You To See Me” (interamente prodotto dal Festival francese Photoreporter en Baie de Saint Brieuc) racconta sussurrando, e con grande profondità, questa Italia puntellata dalla morte di innocenti: “Ogni tre giorni c’è una notizia che annuncia che un’altra donna è stata uccisa. E così la notizia scivola via, mescolata a un’altra notizia di morte”, conclude amaramente la fotografa.

Di Arianna Catania

(Fonte: l’huffington Post)

 

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