Trivelle e sessismo

Un altro caso sessista che ha fatto chiacchierare questa settimana è quello di #TrivellaTuaSorella, lo slogan accostato a un’immagine il cui scopo sarebbe stato quello di appoggiare la battaglia ambientalista per il “sì” al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare. A diffonderla è stata una fino a quel momento sconosciuta agenzia di comunicazione (anche se l’hashtag pare sia nato sulle pagine di alcuni brillanti attivisti del M5s). Dopo le polemiche che si sono subito scatenate sui social e la condanna immediata da parte dei promotori del referendum (danneggiati dall’iniziativa), i “creativi” hanno dimostrato tutta la loro pochezza con due post se è possibile ancora più offensivi della campagna.

In uno sostenevano di non doversi scusare perché stuprare il mare è come stuprare una donna, “ti priva del bello” e “ti priva della capacità di godere”.

Non contenti di questa bestialità, hanno scritto un altro post in cui se la sono presa con i politici truffatori e con i giornalisti. Gli unici colpevoli di questa imbarazzante vicenda, però, sono coloro che ritengono accettabile uno slogan politico in cui la donna viene espressamente trattata come oggetto sessuale.

Ma è importante evidenziare come l’opinione pubblica, questa volta, abbia reagito prontamente condannando senza mezze misure il sessismo.

(Dalle feminist News di http://www.pasionaria.it)

 

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