A guidare la missione su Marte sono due scienziate italiane

Francesca Esposito segue le ultime preparazioni della capsula Schiaparelli che partirà oggi(ieri NDR) e che porterà sul Pianeta Rosso la sua stazione meteorologica, il cui nome, Dreams (sogni) già rispecchia la passione con la quale indaga il corpo celeste. La capsula assomiglia ad un disco volante e mentre scenderà, il 19 ottobre, permetterà ad un’altra scienziata italiana, Francesca Ferri, di sondare le caratteristiche dell’atmosfera. Entrambe guidano un gruppo di scienziati dei paesi europei che partecipano alla spedizione Exomars. È la prima volta che l’agenzia spaziale Esa sbarca sulle sabbie rosse che Giovanni Schiaparelli rese famose grazie alla sua scoperta dall’osservatorio milanese di Brera nel 1877 dei «canali». Non a caso con il suo nome è stata battezzata la missione seguita dal centro di controllo Altec di Torino e la cui realizzazione è merito della determinazione dell’agenzia spaziale italiana Asi che l’ha sostenuta negli anni. Partirà dalla base russa di Baikonur in Kazakistan ancorata alla sonda Tgo che invece resterà in orbita marziana.

La stazione Dreams è l’unico strumento di cui disponga la capsula il cui scopo principale è collaudare le tecnologie dello sbarco: motori, materiali e «cervello» di guida automatica necessari alla successiva spedizione prevista nel 2018. Una volta superato l’impatto, dopo il rallentamento della corsa con paracadute e razzi frenanti, Dreams si accenderà per alcuni giorni (almeno due, dipende delle batterie). Progettata e costruita al Cisas dell’Università di Padova raccoglie i sensori preparati dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Spagna e dalla Finlandia. Nel film The Martian, la tempesta di sabbia costringe l’equipaggio dell’astronave Ares-3 a fuggire rapidamente abbandonando l’astronauta Mark Watney creduto morto. «Hanno esagerato con le raffiche che non raggiungono velocità tanto elevate. Quando soffiano, però, sono pericolose — spiega Francesca Esposito dell’Istituto nazionale di astrofisica di Napoli — perché entrano in azione le polveri il cui movimento nasconde fenomeni ancora sconosciuti. Riteniamo che le loro particelle si carichino elettricamente e anche se non arrivano a provocare dei fulmini generano scariche elettriche continue».

Schiaparelli (costruita a Torino da Thales Alenia Space) quando «ammarterà» nella grande Meridiani Planum si troverà nel pieno della stagione delle tempeste, quindi in condizioni ideali per indagarle. «Dobbiamo scoprire come potrebbero danneggiare gli strumenti delle future astronavi e i sistemi che garantiranno la vita degli esploratori», ricorda Francesca Esposito che invece dei romanzi di fantascienza ama i manuali «perché la scienza marziana è molto più fantastica da scoprire».
Ma proprio mentre Schiaparelli sarà impegnata nel grande tuffo nell’atmosfera alla velocità di 21 mila chilometri orari gli strumenti che controllano la sua traiettoria rileveranno altri dati preziosi che Francesca Ferri del Cisas di Padova utilizzerà per l’esperimento «Amelia» con il quale traccerà un identikit della coltre di anidride carbonica alle varie altezze. «Sono informazioni preziose — nota — per conoscerla meglio e riuscire a sbarcare in sicurezza».
Mentre le due scienziate italiane (quarantenni) saranno indaffarate con i grafici, la sonda madre Tgo ruoterà intorno a Marte cercando di chiarire un altro mistero atmosferico, cioè la presenza del metano che potrebbe essere frutto della geofisica marziana ma anche della presenza di organismi biologici. Capirlo cambierebbe il futuro del pianeta già immaginato come la prossima «casa» del genere umano.

(Fonte: Corriere della Sera)

 

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