16 marzo del 2003 Rachel Corrie, una vita per la pace

O capitano! Mio capitano!...

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Tredici anni fa la giovane attivista americana veniva uccisa da una ruspa militare israeliana. La sua morte aprì gli occhi al mondo su una nuova forma di resistenza.

GERUSALEMME

Quel 16 marzo del 2003 le prime immagini da Gaza di Rachel Corrie arrivarono a tarda sera, trasmesse dalle televisioni arabe. Il volto di una ragazza, un corpo senza vita coperto parzialmente da un lenzuolo su di un tavolo di ospedale, un medico che spiegava le cause della morte. Niente di più ma indimenticabili per chi le vide. Immagini che confermarono le notizie che circolavano da ore sull’uccisione a Rafah, sul confine tra Gaza e l’Egitto, di una giovane occidentale, attivista dell’International solidarity movement (Ism), schiacciata da una ruspa militare israeliana mentre si opponeva alla distruzione di una casa.Da due anni e mezzo la cronaca riferiva lo stillicidio quotidiano di vite umane, in gran parte palestinesi ma anche israeliane. Eravamo nel…

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