Suffragette, dal 3 marzo al cinema

Giusto in tempo per le celebrazioni dell’8 marzo – e dei 70 anni del voto alle donne in Italia – esce nelle sale italiane l’atteso film Suffragette (già uscito nel Regno Unito), diretto dalla regista Sarah Gavron e scritto dalla sceneggiatrice Abi Morgan, sugli anni caldi della lotta per l’emancipazione femminile che portò le donne alla conquista del voto nel Regno Unito ed aprì la strada al conseguimento di molte altre mete.

Il movimento delle Suffragette (da ‘suffragio’, come diritto a votare), già iniziato nella seconda metà dell’Ottocento, trovò infatti compimento nei primi del Novecento, alla vigilia della Grande Guerra, con il Women’s Social and Political Union, fondato da Emmeline Pankhurst nell’epoca dell’industrializzazione che aveva cambiato la vita delle donne. Il programma delle Suffragette prevedeva il raggiungimento della parità non solo politica ma anche giuridica, economica e relativa ai diritti civili, come ad esempio l’insegnamento nelle scuole superiori. Il movimento, con slogan quali ‘Votes for women’ e ‘Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!’, mise in campo numerose azioni dimostrative (comizi, cartelloni di protesta, scritte sui muri, attiviste incatenate alle ringhiere, incendi di cassette postali, danneggiamenti a finestre e bombe contro edifici) opponendosi anche fisicamente alla polizia. Molte suffragette, in lotta per la causa, finirono in carcere (dove alcune iniziarono scioperi della fame, prima fra tutte Marion Dunlop), furono vittime di violenza o persero tutto: lavoro, famiglia, figli ed anche la vita (come Emily Davison, morta nei disordini al Derby di Epsom del 1913 – sulle immagini del suo funerale si chiude il film – evento che meritò un’edizione speciale del quotidiano The Suffragette).

Nel film, la figura di Emmeline Pankhurst è interpretata dalla grande attrice evergreen Meryl Streep, bravissime anche Carey Mulligan, (vincitrice del BAFTA) nel ruolo dell’operaia vittima di molestie Maud Watts ed Helena Bonham Carter in quello di Edith Garrud, che organizzò per le donne corsi di autodifesa, jiu-jitsu suffragettes, contro la polizia. La forza del film è nella descrizione vibrante delle donne comuni, delle operaie, che diventano militanti, e della loro rabbia e violenza per gridare al mondo: noi ci siamo e vogliamo la parità. Ancora oggi nel mondo tante donne dovrebbero far sentire questo grido.

Di Elisabetta Colla

(Fonte: www.noidonne.org)

 

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