Cioè, siamo alle solite

Sull’omicidio di Gloria Rosboch ancora una volta si è detto di tutto e di più sui giornali.

Leggiamo pezzi lirici in cui Defilippi( l’assassino), è dipinto come “ossessionato dalle donne fragili e vulnerabili”, “incapace di liberarsi dalle sue bugie”- Il movente del suo omicidio il disagio psicologico. Mentre si insinua, perfine si scrive, che la vittima era “sempre sola”, era tanto “mite”, una “donna di altri tempi”, “fragile”, “delicata come un cristallo”, ma soprattutto “non bellissima”, “di aspetto modesto”, “dalla vita scialba”.

Ecco perché è stata ammazzata, ecco perché se l’è andata a cercare Gloria Rosboch: perché non era bella e nonostante ciò ambiva all’amore e alla riconscenza di un uomo più giovane, perché cercava “una vita diversa”, perché si illudeva di meritare le attenzioni di un uomo “fuori dalla sua portata”. Così la morte violenta e orrenda di una donna viene addossato a lei, al comportamento che aveva, al corpo di cui andava fiera o si vergognava. Eppure le donne vengono uccise dagli uomini a prescindere dal loro aspetto, dal loro comportamento, dalla loro classe sociale, dalla loro professione. Vengono uccise perché questo tipo di violenza è radicata nella nostra società, molto tollerata e poco contrastata. Invece di combattere la violenza di genere, che troppo spesso culmina in omicidio, gli articoli di cronaca scritti senza risparmio di stereotipi sessisti e luoghi comuni la propagano, e mistificano la realtà.

(Fonte: D.I.Re donne in rete contro la violenza)

 

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