Family Day, maschi selvatici e violenza di genere

Cronaca degli ultimi giorni: a Pozzuoli un uomo ha dato fuoco alla compagna incinta che versa in gravissime condizioni. Ad Anagni un uomo ha massacrato di botte moglie e 3 figli una delle quali ha soli 2 anni, quindi si è recato in ospedale sostenendo di essere stato aggredito, in un disperato tentativo di mitigare l’orrore delle sue azioni; in Ancona un altro uomo ha aggredito la moglie con una scimitarra, a Perugia la polizia è intervenuta in difesa di una donna inferma picchiata dal marito, a Sora madre e figlia sono state portate in un struttura protetta perché vessate dalle botte e minacce del padre-marito, ad Arese un uomo è stato arrestato perché picchiava la moglie davanti ai tre figli… e potrei andare avanti, ma mi fermo qui.

Cito dagli articoli alcuni stralci:

Il lavoro perduto da poco, la depressione che avanza, le crescenti incomprensioni con la compagna e chissà quali altri motivi sono alla base della sconvolgente storia consumata tra le quattro mura domestiche…

La tragedia è avvenuta questa mattina in strada a Pozzuoli, in via Vecchia delle Vigne, nei pressi dell’abitazione della coppia. Secondo quanto i carabinieri hanno ricostruito in base ad alcune testimonianze, Carla Caiazzo e Paolo Pietropaolo stavano discutendo animatamente, quando la lite è degenerata…

L’uomo, H.B., classe 1986, che da tempo aveva perso il suo posto di lavoro…

Aveva dissipato l’intero patrimonio di famiglia e sottratto gli oggetti di valore dei propri cari per cercare di racimolare denaro necessario a soddisfare il vizio del gioco. Spesso ubriaco…

Intervento all’alba degli agenti della squadra “Volanti” per l’ennesima lite in famiglia, in zona Ponte San Giovanni, su richiesta di una donna che riferiva di essere stata picchiata dal marito per futili motivi. (…) vi è, in realtà, una storia di violenza ormai datata e sistematica da parte di un marito ormai stanco della sua relazione sentimentale con la moglie. La situazione sarebbe aggravata, da una parte, dalla tendenza da parte dell’uomo ad affogare i propri pensieri nell’alcol, dall’altra, per quanto riguarda la moglie, da una serie di gravi infermità psicofisiche di cui, purtroppo, soffre, e per entrambi, le gravi condizioni economiche in cui versano e per le quali sono costretti a condividere, ancora, lo stesso tetto…

La povertà, la perdita del lavoro, la depressione, l’abuso di alcol, la conflittualità di coppia, la fine dell’amore, il vizio del gioco, lo stato di salute precario della vittima: ecco, secondo chi scrive, le motivazioni alla base di atti estremamente violenti e di storie di maltrattamenti che – ci dicono i referti degli ospedali – si sono protratte per anni prima di sfogare in una brutalità intollerabile.

Tutto vero, ma manca qualcosa. Ieri, condividendo una di queste notizie sulla mia pagina facebook, facevo notare che il giornalista ometteva di citare uno degli elementi che gioca un ruolo importante in queste vicende: il genere.

All’interno di una relazione sentimentale, quando il conflitto si trasforma in ferocia e non si può più parlare di “lite” (ovvero di due parti che non riescono a raggiungere pacificamente un accordo), perché la reazione di una delle parti contro l’altra è spropositatamente violenta, nella stragrande maggioranza dei casi il perpetratore è di sesso maschile e la vittima è la donna, spesso – quando ci sono – insieme ai suoi figli.

The elephant in the room, l’elefante nella stanza, un’espressione anglosassone che descrive una verità che, seppure ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata, è l’espressione ideale per descrivere l’atteggiamento della stampa: sono gli uomini e i ragazzi gli autori più comuni di questo tipo di violenza, e il sesso del perpetratore è quel misterioso fattore che va ad aggiungersi alla disoccupazione, alla depressione, all’abuso di alcol, al vizio del gioco, allo stress e alla malattia e che spiega perché, quando in una famiglia “una lite degenera”, è quasi sempre lui che prende l’accendino e trasforma la sua compagna in una torcia umana.

si, esistono anche donne violente, donne che commettono atti efferati contro uomini e bambini, non c’è niente nel DNA maschile che possa portarci ad affermare che l’uomo è “naturalmente” più violento della donna, e quindi no, nessuna donna può vantarsi di appartenere ad una specie superiore dotata del gene della nonviolenza, ma resta un fatto incontestabile e cioè che  esiste una tipologia violenza che dipende dal genere delle vittime, sono i numeri che ce lo dicono (e potete consultarli qui).

Ma se non è il cromosoma Y, allora che cos’è?

Cito dalla Convenzione di Istanbul: “la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione“.

Una delle commentatrici che è intervenuta sotto all’articolo da me postato su facebook, ha scritto: “

Eh si… questa è la famiglia del #familyday”, scatenando le ire di chi ritiene che la difesa della “famiglia tradizionale” non abbia nulla a che spartire con il dibattito sul legame fra rapporti fra i generi e violenza nelle relazioni sentimentali (che rappresenta una gran bella fetta della violenza contro le donne).

Invece ce l’ha, eccome se ce l’ha.

Abbiamo visto che uno dei temi enunciato e ribadito dagli organizzatori del family day è la definizione di precisi ruoli di genere assegnati al maschio e alla femmina all’interno della cosiddetta “famiglia tradizionale”: il ruolo del maschio è dominare, il ruolo della femmina è sottomettersi.

Che cosa accade, quando questi ruoli non vengono rispettati ce lo spiegò chiaramente Kiko Arguello alla precedente manifestazione organizzata in difesa della “famiglia”.

Vi ricordo che una delle iniziative promosse da questi difensori della famiglia è stata una petizione in difesa di una nota casa produttrice di pannolini, che in una sua pubblicità spiegava che bambini e bambine sono molto diversi tra loro per natura. Quale sia la “natura dell’uomo”, secondo questi signori, ve lo faccio spiegare da Costanza Miriano, che ha trattato l’argomento in un suo post nel quale recensiva entusiasta il volume Il Maschio Selvatico” di Claudio Risé:

I maschi lo devono fare: devono girare armati, perché sono maschi e i maschi devono diventare poliziotti o soldati e devono giocare con videogiochi violenti e devono passare il tempo libero a picchiarsi fra loro, e devono imparare a sparare quanto prima, così in un prossimo futuro potranno evitare di sporcarsi le mani con una scimitarra, che – diciamolo – non è uno strumento pratico per eliminare quella moglie che, contronatura e quindi poco incline alla sottomissione, può decidere di negargli l’amore precipitandolo all’inferno.

Non c’è nulla, nel cromosoma Y, che renda i maschi violenti contro donne e bambini: vengono educati alla violenza, come spiega diffusamente Lundy Bancroft in uno dei brani che una mia lettrice ha tradotto per voi:

I libri sacri delle più importanti religioni di oggi, inclusi la Bibbia, la Torah, il Corano e i più influenti testi buddisti e indù, istruiscono esplicitamente le donne a sottomettersi alla dominazione maschile. La Genesi, per esempio, include il seguente passaggio: “Dio disse alla donna: moltiplicherò la tua sofferenza e le tue gravidanze. Partorirai nel dolore e i tuoi desideri dovranno essere quelli di tuo marito, ed egli dominerà su di te”. Durante gli anni, ho avuto numerosi clienti che si affidavano ad esplicite citazioni dalle scritture per giustificare il loro abuso della partner. In modo analogo, il divieto religioso del divorzio intrappolava le donne in matrimoni con uomini violenti. Il libro “When Love Goes Wrong”, pubblicato nel 1985, descrive uno studio sui conservatori del clero protestante, secondo il quale il 21% di loro era convinto che nessun tipo di abuso potesse giustificare il fatto che una donna lasciasse il marito, e il 26% era d’accordo con l’affermazione “una moglie deve sottomettersi al proprio marito e aver fiducia che Dio apprezzerà la sua [di lei] scelta, fermando l’abuso o dandole la forza di sopportarlo”. Ai bambini cresciuti secondo la fede viene solitamente insegnato che le regole della propria religione sono la miglior guida per stabilire ciò che è giusto e sbagliato, superiore perfino alle leggi dello stato. I primi insegnamenti religiosi a un ragazzo possono essere formativi nello sviluppo della sua idea del comportamento appropriato in una relazione sentimentale, lo status delle donne e i diritti degli uomini. Se nella sua famiglia o comunità gli aspetti più distruttivi della religione sono quelli a cui si dà maggior enfasi, possono essere stati piantati dei semi pericolosi.”

La celebrazione della “famiglia tradizionale”, una famiglia fondata su un rapporto gerarchico tra i sessi che assegna all’uomo il ruolo dominante, che troppo spesso esercita per mezzo di quella violenza giustificata appellandosi a storielle sulla “natura” bellicosa del maschio, ha molto a che fare con la violenza di genere.

Nel suo post sul “

maschio selvatico” da allevare fra proiettili e risse, Costanza Miriano ci offre anche la sua interpretazione della violenza contro le donne, che non è affatto sbagliata:

“la chiave di lettura della nostra cultura mi sembra interessantissima, e davvero centrale a capire le radici della nostra crisi culturale: madri onnipresenti, dominanti, non arginate da figure maschili forti, figli iperprotetti (pensate con quale ansia oggi una mamma, e mi ci metto anche io, manderebbe il figlio a fare il militare) e soggetti a un eterno maternage, padri assenti. Anche il padre padrone violento è espressione di una cultura in cui il maschile non è adeguatamente separato dal femminile, dice Risé – e la trovo una riflessione interessante da fare anche in merito alla violenza maschile – terrorizzato dalla prospettiva che la vita possa sfuggire al suo controllo…”

Il maschio violento è un maschio che sfoga la frustrazione causatagli dal non riuscire più ad esercitare il pieno controllo sulla “sua” donna e sui “suoi” figli.

Ma se la soluzione a questo problema, per Costanza Miriano e i suoi fan, è costringere fin da piccoli uomini e donne entro quei recinti che rendono lei abbastanza mite e remissiva da lasciarsi “arginare” e lui abbastanza “selvatico” da terrorizzarla senza il bisogno di abbattersi su di lei come un lottatore di wrestling, io spero che concorderete con me sul fatto che questo tradizionale modello di famiglia ha fatto il suo tempo ed è ora di riporlo insieme alle sanguisughe, alle mordacchie e a tutte quelle cose che, se tanto tempo fa erano considerate funzionali ad una discreta qualità della vita, oggi non hanno più ragione di esistere.

Di Il Ricciocorno Schiattoso

(Fonte: http://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com)

 

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