“la nostra vita con 2 mamme”

È da qualche mese che ho iniziato a leggere storie e ad approfondire il tema delle famiglie omogenitoriali. Vi confesso che anche io, un po di tempo fa, avevo qualche perplessità in merito. Perplessità che sono svanite quando ho sentito un’intervista di Francesca Vecchioni in tv.

Francesca, oltre a essere la figlia del noto cantante Roberto, è omosessuale ed è mamma con Alessandra di 2 gemelle, Nina e Cloe, che hanno quasi 4 anni. Lei è la madre biologica delle piccole, concepite grazie alla fecondazione eterologa in Olanda; il donatore del seme non è anonimo e le bambine, quando saranno maggiorenni, se vorranno potranno conoscere il loro padre biologico. Ma come succede anche agli etero, Francesca e Alessandra si sono separate e le bimbe stanno un fine-settimana con una e un fine-settimana con l’altra. Ma per la legge Alessandra è un’estranea e quindi se dovesse succedere qualcosa alla madre biologica, le bimbe sarebbero dichiarate adottabili.

Ecco un estratto dal secolo XIX: «Non vogliamo farne un caso personale. Nè spettacolarizzazioni da gossip» premette Francesca, parlando a nome di entrambe. E aggiungendo: «In pieno accordo con Alessandra, abbiamo deciso di comunicare la nostra scelta per evitare speculazioni. Ci siamo separate. Accade. Ma a differenza di altri genitori, per noi non esistono diritti. Nè doveri, s’intende. Neppure verso i bambini».

E per evitare fraintendimenti tiene a puntualizzare: «Non si tratta di togliere nulla a nessuno, ma di aggiungere. Aggiungere diritti e doveri a chi non ce li ha. Sempre nell’interesse dei più deboli: i bambini. Che vanno tutelati e che invece, in assenza di leggi, ci rimettono un genitore». Una pausa e Francesca Vecchioni racconta: «Come accade in tutte le coppie, etero e omosessuali, non sempre le storie si chiudono bene. Ma i figli si dovrebbero sempre garantire. E in una situazione come la nostra non lo sono. Non per legge».

Tradotto: «Loro – sottolinea Roberto Vecchioni – sono persone estremamente intelligenti e sensibili, che hanno le gemelle come priorità». Ma non sempre le separazioni sono soft. Pure tra uomo e donna, ovvio. Però, tra gay, un genitore è del tutto privo di diritti: non viene riconosciuto. Insiste Francesca: «Tra eterosessuali si sa come garantire il diritto dei minori, nel caso di coppie omosessuali no».

Con un’amara considerazione: «Non è che senza una legge, si elimina il problema. In Italia, come nel resto del mondo, esistono coppie omosessuali con figli. E durante le separazioni vanno tutelati. Non si può eliminare un genitore, soltanto perché lo Stato non lo riconosce.

Oltre a Francesca e Alessandra ci sono altre famiglie omogenitoriali: Laura e Valeria, che hanno un sito www.diversamentemamme.com in cui raccontano la loro quotidianità: hanno un figlio, Milo, concepito in Danimarca. La loro è una vita normalissima, con un lavoro, una casa e un figlio piccolo da crescere.

Ecco un estratto da diversamente mamme: “Sto per partire per una trasferta di lavoro all’estero e come tutti i genitori del mondo, mi preoccupo che nella settimana in cui sarò via, a mio figlio non manchi niente. Abbiamo preparato e congelato le creme di verdura, lavato i vestitini e messo a punto con l’altra mamma il programma per i giorni in cui sarà da sola. C’è qualcosa che mi assilla però e che purtroppo non può essere risolto. Io prenderò un aereo e la madre che rimane a casa, per lo stato in cui vivo, non esiste. La madre che rimarrà a casa con nostro figlio, per lo stato in cui viviamo, è considerata al pari del vicino di casa. Se succedesse qualcosa, per lo stato in cui vivo, è un po’ come se avessi lasciato mio figlio completamente solo… Questo è uno di quei limiti pratici di cui non ci stancheremo mai di parlare, questa è uno di quei paradossi quotidiani contro i quali ci scontriamo. I nostri figli ESISTONO e hanno il diritto di essere tutelati al pari di tutti gli altri minori. Oltre l’ipocrisia dei vostri slogan, come pensate di difendere davvero i bambini da un vuoto legislativo che li punisce, li umilia e li priva di tutele concrete? Meditate!”

Infine, voglio raccontare un’altra storia: quella di Francesca Pardi e Maria Silvia Fiengo(Mary), fidanzate da oltre 20 anni e sposatesi in Spagna nel 2013: loro 2 si sono divise le gravidanze e hanno avuto, grazie alla fecondazione eterologa in Olanda, 4 figli: Margherita di 13 anni, Raffaele e Giorgio gemelli di 9 anni e Antonio di 6 anni. Hanno fondato lo Stampatello, una casa ditrice in cui vengono pubblicati libri per bambini anche libri che raccontano le famiglie omogenitoriali.

Ieri a Radio Popolare i figli di Francesca e Mary hanno rilasciato un’intervista molto chiara, eccola:

“La maggior parte di chi si dice contrario all’approvazione della legge sulle unioni civili argomenta che lo è per il bene dei bambini o per proteggerli. questo Radio Popolare ha deciso di incontrarli questi famosi bambini figli di genitori omosessuali, perché fossero loro, i diretti interessati, a spiegarci come si vive in una famiglia con due mamme o due papà. E cosa ne pensino di tutta questa discussione sulle loro vite. La giornalista Chiara Ronzani ha incontrato Raffaele 9 anni, Margherita 13 anni, Giorgio 9 anni, che hanno un fratello più piccolo, Antonio, di 6 anni. E due mamme. E ha fatto una chiacchierata con loro su vari temi.

“Di solito i giornalisti ci chiedono: se ci prendono in giro a scuola, com’è avere due mamme – che è una domanda abbastanza insulsa”, sottolinea Margherita. Perché è ovvio! Cosa dovremmo pensare? Nooo, non ci piace essere figli delle nostre mamme…”. Le nostre mamme rompono le scatole come le mamme normali e i papà”, chiarisce Raffaele. “Mi prendono più in giro perché mi chiamo come una pizza che perché ho le madri gay. Oppure perché ho i capelli rossi”, spiega Margherita.

Se doveste mandare un messaggio ai politici che non vogliono la legge sulle unioni civili?

Per Margherita “loro non hanno le mamme lesbiche, non lo possono sapere. Noi abbiamo le mamme lesbiche e gli diciamo che vogliamo la legge, quindi ce la devono fare”.

Sì, è vero tutti i politici non sono gay, i politici sono etero”, risponde Giorgio.

“È come se la mia prof mi dicesse che il venerdì non posso mangiare il sushi perché non le piace. Ma lo devo mangiare io, non la prof, a lei non cambia niente”, conclude Margherita.

I bambini sono sorprendenti. Quanto tempo abbiamo sprecato a fare polemica sul “

gender”? La loro azzeccatissima definizione di quel misterioso concetto: “A tutte le femmine devono piacere le bambole, sennò fanno una figura di cavolo, e ai maschi devono piacere i giochi di guerra, sennò fanno una figura di cavolo”. Ecco cos’è il gender. Definitiva.

Torniamo seri. Se non si fa la legge a voi cosa cambia di preciso?

Margherita: “

Se noi siamo figli di Mary e Mary muore, dobbiamo andare in orfanotrofio perché, secondo non so chi, non siamo figli di Francy. Io non voglio andare in orfanotrofio. E poi a me piace di più il cognome Fiengo Pardi che Fiengo e basta”.

Un messaggio chiaro per tutti coloro che si dicono contrari alle famiglie omogenitoriali “

per tutelare e difendere i bambini”. Forse sarebbe il caso che li ascoltassero.

 

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