15 gennaio 2012: Enza Cappuccio uccisa dal marito e dai parenti di lui

Enza

Articolo del gennaio 2012:

In tre sono seduti a tavola. Mangiano gnocchi al sugo. Nella stanza accanto c’è il corpo, o quello che ne resta, di Enzina Cappuccio, 33 anni, ipovedente dalla nascita, quattordicesima di quindici figli di una famiglia poverissima, l’aspetto fisico di una reclusa in un campo di concentramento, madre di quattro bambine avute dall’uomo che ora sta mangiando gli gnocchi e che l’ha appena ammazzata a pugni, calci, morsi perché, dice, “Enzina era tosta-tosta”. Questa è una storia terribile, accaduta adesso e qui, nel 2012, a pochi passi da Napoli, la capitale del sentimento. I tre sono Salvatore Giuliano, 34 anni, il marito, parcheggiatore abusivo, Domenico Manco, 38, parcheggiatore abusivo subordinato a Giuliano, e sua moglie Anna Luisa Cappuccio, 30, nipote di Enzina. Finito di mangiare, escono di casa portando via il cadavere avvolto in un tappeto. Sono passate da poco le 19 di domenica 15 gennaio. Nell’anonimo condominio di via San Tommaso nella parte alta di “Città Giardino” a Marano, il destino dei tre si incrocia con quello di una vicina, che sta rientrando a casa e vede spuntare i piedi e un volto tumefatto dall’improvvisato fagotto arrotolato. Anna Luisa abbozza un sorriso, mentre con una mano accenna una carezza sui capelli del volto sfigurato che il tappeto non riesce a celare. Il corpo è rigido e i tre faticano a sistemarlo nella parte anteriore dell’auto, di fianco al guidatore. In quella casa le quattro figlie non ci sono più. Il marito-padre, tornando ubriaco, nonpicchiava solo la moglie, ma aveva allungato le mani anche su almeno tre delle quattro bambine, tutte sottratte alla coppia dai servizi sociali su disposizione del Tribunale. E per questo aveva conosciuto il carcere. Ee perché Enzina non era stata portata via da quella casa? In quanto disabile e vittima di violenza andava salvata.

Le bambine erano spesso lasciate senza cibo e vestiti. Poi sono state tirati fuori da quell’inferno in cui, invece, non è mai uscita Enzina. Era nata poverissima, il padre vendeva le castagne per strada a Marano. Fin da piccola aveva avuto problemi alla vista e nessuna cura adeguata. Con il passare degli anni era diventata quasi completamente cieca. Nell’abitazione della “famiglia” Giuliano rimasta senza figli, erano entrati altri inquilini, Domenico Manco e Anna Luisa, la nipote di Enzina. La sera del 15 gennaio, l’auto con il corpo di Enzina si dirige al pronto soccorso del Cardarelli dove Giuliano racconta una storia che non sta in piedi, un’aggressione subita da parte di sconosciuti. Ladri che si sarebbero introdotti in una casa dove manca tutto tranne la disperazione. A quell’ora, tra l’altro, allertati dalla vicina, i carabinieri di Marano e della compagnia di Giugliano, coordinati dal capitano Francesco Piroddi, sono già nell’appartamento di via San Tommaso dove trovano Anna Luisa Cappuccio seduta su una sedia in cucina. E trovano molte macchie di sangue in camera da letto. La storia dell’aggressione esterna dura poco. Il tempo per Salvatore Giuliano di confessare. Ad uccidere Enzina erano stati il marito e gli altri 2 parenti di lui.

(Fonte: Repubblica) Foto da http://www.inquantodonna.it

 

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