Parte la sperimentazione del braccialetto per gli stalker

La legge che disciplini la novità c’è: quella sul femminicidio, approvata dal Parlamento nel 2013. I soldi sono finalmente stati trovati. La tecnologia è stata messa a punto. Non resta che individuare le venticinque coppie che per prime saranno coinvolte, ed entro questo mese prenderà il via anche in Italia la sperimentazione del braccialetto elettronico per stalker e responsabili di violenza contro le donne.

 

«Un metodo low cost ed efficace», lo definisce la deputata Pd Alessia Morani, autrice dell’emendamento alla norma sul femminicidio che ha dato il via libera a questa possibilità gestita dal ministero dell’Interno, per prevenire e si spera evitare persecuzioni violente o addirittura omicidi.

 

Allo stalker che accetti la proposta (la misura non può essere imposta) viene applicata una cavigliera che registra i suoi movimenti, e dato in dotazione un piccolo gps delle dimensioni di un telefonino, uguale a quello che dovrà tenere con sé la persona perseguitata o vittima di violenza e maltrattamenti: se il molestatore si avvicina più di quanto stabilito dal giudice ai luoghi della vittima (come la casa, il posto di lavoro, la scuola dei figli), i dispositivi elettronici suonano avvertendo entrambi, oltre alla polizia. Stessa cosa avviene se i due si incrociano per caso, entro la distanza di due chilometri.

 

Saranno i giudici a valutare le coppie a cui proporre la sperimentazione, tra alcuni dei casi più gravi. «In questo modo, le vittime potranno finalmente sentirsi libere e protette», prevede la Morani. Sistemi di monitoraggio elettronico per tutelare le vittime di violenza sono stati sperimentati in molti Paesi, dal Portogallo al Messico, dalla Francia all’Uruguay. Ma è soprattutto il caso spagnolo, dove il braccialetto è stato introdotto nel 2006 a Madrid e poi su tutto il territorio nazionale dal 2009, a suscitare grandi speranze nei promotori di questa novità: «In Spagna, su 756 coppie monitorate, non c’è fortunatamente più stato un omicidio», spiega la Morani, «cento per cento di successo».

 

Certo, resta l’ostacolo della volontà dell’aggressore. Che può dire di no all’iniziativa: «Ma io credo che saranno in molti ad accettare – pronostica la deputata che sta seguendo il dossier – perché, con questa soluzione, evitano possibili misure cautelari più gravi, come gli arresti domiciliari o addirittura il carcere». Quella della cavigliera elettronica rientrerà infatti tra le misure cautelari, quelle cioè che vengono prescritte in attesa e durante il processo, in primis per evitare che l’accusato ripeta il reato. «Non solo: questo tipo di controllo può aiutare anche un molestatore a evitare gesti tragici e irreparabili. Il dispositivo può fermarlo prima che sia troppo tardi», valuta.

 

Si rende impossibile il tristemente famoso «incontro chiarificatore», che troppo spesso si è trasformato nell’ultimo incontro.

Speriamo che questo sistema dia dei buoni frutti.

(Fonte: La Stampa)

 

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