Perché non volete il codice rosa?

Condivido appieno il pensiero della Arachi

 

Chissà che non debba partire proprio dalle donne quello scatto culturale che da troppo tempo auspichiamo. Da quelle donne che – inspiegabilmente – hanno sparato a zero contro il cosiddetto «emendamento Giuliani». Perché lo hanno fatto? Abbiamo scritto molto in questo blog di questo emendamento, ma è sempre bene non dar nulla per scontato. Ricapitoliamo.

L’emendamento di cui parliamo è quello che istituisce un percorso di protezione per donne vittime di violenza sessuale, maltrattamenti, stalking. Per brevità è stato chiamato «Codice rosa». In una prima formulazione sembrava obbligasse la donna che entrava nel percorso di protezione a denunciare chi l’aveva maltrattata o violentata. Nella versione riformulata (approvata il 15 dicembre in commissione Bilancio della Camera e allegata alla legge di Stabilità) la libera scelta della vittima è messa nero su bianco, come si può leggere nella penultima riga dell’emendamento 451-ter: «nel caso in cui la vittima intenda procedere a denuncia».

Quando la vittima non denuncia, la si aiuta. Il piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere prevede «l’istituzione di gruppi multidisciplinari finalizzati a fornire assistenza giudiziaria, sanitaria e sociale». Ma le donne che hanno contestato questo emendamento l’assistenza giudiziaria, sanitaria e sociale non la vogliono. Non la vogliono proprio. Soprattutto quella giudiziaria.

Ne abbiamo scritto in questo blog: a nostro avviso nel nostro Paese non è ancora maturato il tempo per obbligare una donna vittima di violenza – sessuale o non – a fare denuncia. Troppa ancora la paura. Troppi i pregiudizi sociali e giudiziari, certamente. Eppure è proprio da qui che si deve partire. Per combattere questi pregiudizi c’è un’autostrada che si è aperta: approfittare dei percorsi di protezione, come quelli previsti dall’emendamento Giuliani.

Finalmente – grazie al Codice rosa – lo Stato si occupa di questo fenomeno così orribile come è quello della violenza sulla donne. Finalmente medici, poliziotti, assistenti sociali, carabinieri, psicologi sono a disposizione delle donne violentate e maltrattate all’interno di un percorso protetto, dedicato. Solo se loro lo vogliono, ricordiamolo. Ma alle donne che contestano questo emendamento non va bene lo stesso.

Le donne che contestano questo Codice rosa sono soprattutto donne che da anni lavorano nei centri anti violenza, quei centri che per davvero troppi anni sono stati lasciati soli in questa battaglia. E adesso? Adesso che arrivano i rinforzi perché li vogliono mandare indietro? L’unione non fa la forza, da sempre?

Il Codice rosa prevede, esplicitamente, l’intervento di questi centri. Anche in questo caso è scritto, nero su bianco: «in collaborazione con i centri antiviolenza». Una collaborazione che partendo da un piano pratico potrebbe dare una grandissima spinta in avanti. Potrebbe azionare quello scatto culturale che da davvero troppo tempo aspettiamo.

In Toscana è già successo. Ricordiamo il primo ed esemplare caso, la Asl 9 di Grosseto: qui è entrato in azione un Codice rosa ante litteram. E in un anno ha portato 450 donne a fare una denuncia, protetta e sicura.

Di Alessandra Arachi

(Fonte: La 27esimaora)

 

Segui Blog delle donne anche su www.facebook.com/blogdonne e su http://www.twitter.com/Blogdelledonne

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...