Samantha Cristoforetti: il duplice volto del mestiere di astronauta

”Hi guys, come state?”. Quando Samantha Cristoforetti sale sul palco di SSEA, il primo raduno degli studenti europei in tecnologie spaziali promosso dall’università di Padova, di fronte a noi non c’è AstroSamantha, la giovane e sorridente astronauta cha fa sognare nonne e mamme a Sanremo o a “Che tempo che fa”. Non la nuova “più amata dagli italiani” ingabbiata in interviste per famiglie o collegamenti festivalieri: davanti a un uditorio di ricercatori in fieri c’è una scienziata, una studiosa, che è anche un personaggio pubblico di successo. Cresciuta in Italia, sì, ma divenuta poi, grazie alle molte esperienze di studio e di lavoro, una figura del tutto cosmopolita (cinque lingue, formazione in Italia, Germania, Francia e Russia, esperienze professionali dal Giappone agli States). Così, nel vederla rivolgersi a un pubblico internazionale e qualificato, è impossibile non coglierne la trasformazione: in piedi, camicia chiara, inglese agilissimo, sfrutta subito il lieve ritardo del suo aereo per accattivarsi la platea (“ho scoperto che è molto più facile scendere dallo spazio che dalla Germania”).

Samantha condensa in quaranta minuti di relazione l’esperienza che tutti sogneremmo di vivere: alternando, con un ritmo che non lascia un secondo all’attesa, immagini di cieli inondati di luce e l’astronave di Star Trek, serissime descrizioni di esperimenti stemperate nell’ironia (“nello spazio abbiamo un efficiente riciclaggio dei liquidi… urina compresa”), richiami a valori profondi (“ho preparato la tuta ai colleghi per la passeggiata spaziale: serve una fiducia totale, la loro vita è nelle mie mani”), concessioni romantiche (“ecco il blu dei Caraibi: nemmeno dallo spazio si può confonderlo con altri”).  È una raffica di visioni, ricordi, emozioni che non lascia nulla al caso, lontana anni luce (è il caso di dirlo) dall’immagine salottiera e paciosa di tanti personaggi tv tipicamente italiani. E in effetti Samantha è italiana all’anagrafe, ma il suo approccio comunicativo c’entra ben poco con i talk della domenica pomeriggio: la grinta, il ritmo, la capacità di sintesi (ma anche l’attenzione a non annoiare mai, a non scordare mai qualche alleggerimento) ricordano più le presentazioni di Steve Jobs che i salotti televisivi. È il talento del vero divulgatore, che modula contenuti e atteggiamenti secondo chi si trova di fronte, ma non abdica mai alla correttezza del linguaggio, alla base scientifica del proprio operare.

Samantha Cristoforetti comunica perfettamente la duplice natura del “mestiere” di astronauta: il volto popolare (l’uomo coraggioso che si spinge nell’ignoto) e quello per addetti ai lavori (lo scienziato con anni e anni di sacrifici alle spalle), e dosa le componenti con una maestria che in Italia non sempre si valorizza, mentre all’estero è reputata una qualità primaria. Brevità, concretezza (“quando progettate la strumentazione, ricordate questi princìpi: economica, veloce, pronta per l’uso”), efficacia nell’evocare immagini vivide (“la stazione spaziale? È la sensazione che anche lassù ci siano degli amici pronti ad aprirti la porta di casa”). Insomma, parlare di scienza, ma in modo informale e divertente (“uno dei principali problemi nello spazio è come smaltire la spazzatura”). Uno stile riprodotto nella seconda parte, quella delle domande degli studenti: a ogni quesito, una risposta mai oltre il minuto, senza fioriture né esitazioni (“la maggiore sfida per la ricerca spaziale? Trovare soldi”; “la ricerca più utile? Quella che ti appassiona”), ma ancora immagini rapide (“La notte nello spazio è meravigliosa: le luci sulla Terra ci ricordano che lì c’è l’uomo”). Concretezza e rapidità non mancano nemmeno di fronte alla domanda più ovvia: i consigli per l’aspirante astronauta, che diventano anche consigli di vita. “A parlare sarà il vostro curriculum, che racconterà quanto siete in grado di uscire dalla ‘comfort zone’, di affrontare ambienti e situazioni che vi sfidino. Un’esperienza in Antartide rivela più di molti titoli professionali”. Si esce dall’incontro bombardati di stimoli, curiosità, provocazioni. Come dovrebbe accadere, si sa, al termine di ogni lezione.

(Fonte: The Post Internazionale)

 

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