Crescere i tuoi figli con un ex maltrattante e rimanere sana di mente: è possibile?

Come dire: “Perdere peso senza dieta o esercizio fisico è possibile?” Certo, come no. Se mi siedo e mangio tutto il giorno, è improbabile che io possa perdere peso.

Come collaborare con un ex maltrattante e rimanere sana di mente? Semplice, non collaborando con un ex maltrattante.

Francamente, se avete a disposizione questa possibilità, coglietela. E’ l’opzione migliore.

I maltrattanti maltrattano e il divorzio non serve a fermarli. Se avete dei figli con loro, sarete sempre un bersaglio facile.

Tuttavia, la maggior parte di noi non ha la possibilità di scegliere. Dalla metà degli anni novanta, i tribunali ritengono che i maltrattanti abbiano il diritto di fare i genitori dei loro figli, e che i bambini abbiano il diritto di rimanere in contatto coi maltrattanti, perché chi abusa è comunque un genitore.

A peggiorare le cose, la maggior parte dei tribunali non vuole sentire troppi dettagli sulle azioni di chi maltratta. Né i coordinatori genitoriali né gli avvocati. Anche la famiglia e gli amici non vogliono sapere. E forse neanche i vostri figli vogliono sapere.

Neanche io voglio e io ero la vittima.

La violenza è dolorosa e difficile da affrontare, soprattutto quando abbiamo una relazione con chi abusa di noi. Nessuno vuole vedere la bruttezza della violenza domestica. Perché dovremmo?

I maltrattanti sembrano abbastanza normali, tanto che decidiamo di sposarli. Iniziamo a costruire una vita con loro. Riponiamo in loro la nostra fiducia. Li amiamo. Finché un giorno ci manca la terra sotto ai piedi. Si mostrano per quello che sono veramente e ci fanno a pezzi. Chi dovrebbe voler vedere una cosa del genere?

Il giorno che ho sposato il mio aggressore, ci siamo ritrovati insieme su una spiaggia assolata davanti alle nostre famiglie per recitare i nostri voti. Ero così preda dell’ansia da palcoscenico che ho dato i miei voti al Giudice di Pace perché li leggesse al posto mio. Lui era bellissimo nel suo vestito stirato di fresco e non solo ha letto i suoi voti, ma mi ha dedicato le parole più belle che avessi mai sentito. Le aveva scritte lui. Mi ha commosso e mi sentivo apprezzata e amata.

Meno di un anno dopo, stringeva le mani intorno al mio collo e ho temuto per la mia vita. Perché dovrei affrontare questa cosa?

Negare ci fa sentire molto meglio. Questo è ciò che mi ha trattenuto accanto al mio aggressore per 15 anni. Non ero del tutto inconsapevole. Sapevo che solo se lui avesse smesso di essere violento avremmo potuto essere felici.

In quegli 15 anni, ho disperatamente cercato di trovare la cura che avrebbe fatto smettere il mio ex di farmi male fisicamente e psicologicamente, pasticciando nella mia testa. Volevo stare con lui. Sì, suona folle. Ma lui non mi picchiava continuamente. Anzi, per la maggior parte del tempo trascorso insieme io non sono stata picchiata. Ci sono pezzi della mia vita trascorsi con un uomo maltrattante che ho amato. Mi è piaciuto essere sposata, avere dei figli, essere una madre a tempo pieno. Mi è piaceva quel genere di vita. Mi è piaciuto avere un compagno. Mi è piaciuto molto condividere i miei figli con il padre. Ho amato le vacanze e il tempo trascorso con i nostri amici. C’erano molte cose che mi piacevano, della mia vita con l’uomo che abusava di me.

Odiavo la violenza. Ero spaventata e tanto confusa.

Nei 15 anni che ho trascorso con il mio aggressore come sua ragazza, fidanzata e moglie, ho visto sette terapeuti diversi, ho letto almeno una dozzina di libri sulle relazioni, ho impiegato centinaia di ore a discutere con lui di Gesù, tutto questo nella speranza di fermare la violenza e vivere una vita felice.

Ho lavorato duramente per cercare di risolvere il problema in modo che avremmo potuto porre fine alla violenza una volta per tutte e crescere i nostri figli insieme.

Più e più volte, ho applicato i metodi della psicologia spicciola, i consigli del sermone della domenica e quelli di Oprah. Ho ascoltato con attenzione tutto ciò che mi sembrava avrebbe potuto aiutare.

Ma lui continuava a colpirmi.

Nel corso degli anni, quei pochi terapisti ai quali ho confessato c’era violenza domestica in casa nostra, mi hanno risposto che l’unico modo per fermare la violenza era chiamare la polizia o lasciarlo.

Chiamare la polizia? Davvero? Come avrebbe potuto aiutare, ho pensato. Certo, avrebbe smesso di picchiarmi quel momento, ma il nostro rapporto sarebbe saltato in aria. Non volevo. Volevo vivere felice nella mia casa.

La società che mi diceva di chiamare la polizia mi diceva anche che sarei stata in salvo con i miei bambini.

“Scappa il più velocemente possibile, con nient’altro che i vestiti addosso.” La saggezza dei consigli di allora: “Cerca un rifugio per donne che subiscono violenza”. Ok, diciamo che l’ho fatto, e poi? Volete che una casalinga disoccupata scelga per sé e i suoi figli una vita da senzatetto? Wow, che una grande opzione.

Non volevo niente di tutto questo. Volevo solo che smettesse di farmi del male. Non volevo che i miei figli vivessero senza fissa dimora. Non volevo che i miei figli non avessero un padre. Non volevo il divorzio. Volevo indietro quell’uomo che sulla spiaggia accanto a me mi aveva promesso il suo amore eterno.

Ma i maltrattanti maltrattano e non importa quanto belli appaiano all’esterno, hanno la bruttezza dentro.

Così, alla fine, ho preso l’unica decisione possibile. L’ho lasciato. Ho rinunciato a tutte le cose buone che avevo amato dell’essere sposata con il padre dei miei figli, perché se non avessi smesso di negare e non ne fossi uscita, sarei morta o sarei impazzita del tutto. Ho scelto la vita e la sanità mentale.

In un primo momento, ho ricevuto gli applausi da parte di chi era a conoscenza degli abusi. Mi è stato detto che avevo fatto la scelta giusta allontanandomi da un maltrattante e salvando i miei figli. Mi hanno applaudito, in un primo momento.

Purtroppo la nuova vita che avevo scelto non ha risolto tutto.

Le vecchie abitudini sono dure a morire.

Avendo fallito nel costruire un matrimonio felice con il mio aggressore, ho cercato di costruire un divorzio amichevole. Ma lui ha trovato nuovi modi di abusare di me, modi che non richiedono di essere nella stessa casa. Ho cercato di capirlo. Di nuovo terapia, ancora libri e consigli dagli altri. Conversazioni più lunghe. Di nuovo la negazione.

Quando è diventato evidente che il nostro divorzio riproponeva la situazione carnefice / vittima, mi sono incolpata, ho ottenuto una terapia e ho cercato di costruire dei confini tra noi per mantenere le distanze. Ero già divorziata, ma eravamo genitori insieme. Ho cercato di più e più volte mi mettere la distanza necessaria e delle regole per tenerlo lontano da me.

Questa volta, nessun applauso dagli spettatori.

In questa occasione mi è stato dagli avvocati, un mediatore, un coordinatore genitoriale e anche da alcuni amici e dalla famiglia che dovevo ignorare l’abuso e cercare solo di trovare un modo per andare d’accordo con lui per il bene ragazzi.

“Che diavolo pensate che abbia cercato di fare per 15 anni,” pensai. “Pensate che non so che sarebbe stato meglio trovare un modo per andare d’accordo? Pensate che io volessi essere pestata, strangolata, ingannata, abbandonata, accusata, molestata, presa a sputi, insultata, manipolata, che volessi divorziare rimanendo finanziariamente dipendente, che voglia affrontare una causa per la custodia dei miei figli? ”

Ho letto tutti i libri e speso un sacco di soldi per stare meglio. Ho provato a seguire tutti i consigli e ho anche cercato di venirne fuori da sola.

“Dimmi, ti prego, che cosa ho dimenticato di fare?” ho pensato ogni volta che qualcuno cercava di darmi buoni consigli “Che cosa vuoi che io faccia, perché se hai la pillola magica che mi aiuterà ad ‘andare d’accordo‘, per l’amor di Dio, dammela. La prendo. Fermerà questa violenza? ”

Prima venivo giudicata perché gli rimanevo accanto, poi sono stata giudicata per aver cercato di allontanarmi da lui.

Tuttavia, so che queste persone che giudicano non sanno che significa passare 15 anni cercando di “andare d’accordo” con un maltrattante. Sono piena di rabbia, di tristezza e di dolore per quello che il mio aggressore mi ha rubato.

Troppe persone mi propinavano quel consiglio tenendo a freno la loro compassione. Perché, dopo tutto, nonostante tutte le campagne che dicono “non hai nessuna colpa”, a quanto pare ero io quella da biasimare.

E’ abbastanza per far impazzire qualcuno.

I maltrattanti maltrattano.

Vivere accanto a loro significa subire degli abusi.

La maggior parte dei maltrattanti abusano soltanto dei loro partner – non dei loro colleghi di lavoro, degli amici o degli estranei – perché sanno che possono farla franca abusando della donna che li ama. Se il mio aggressore avesse fatto quello che ha fatto a me ad un suo collega di lavoro, sarebbe stato licenziato. Se lo avesse fatto ad un estraneo incontrato sull’autobus, sarebbe stato arrestato emesso in prigione.

Ma, siccome lo ha fatto per me – la moglie, poi ex moglie – beh, è diverso. Alla società non piace trattare questo scenario. I panni sporchi si lavano in casa. Fra due adulti consenzienti non si mette il dito. Sono affari loro.

Non c’è da meravigliarsi che la nostra società pretenda che le vittime trovino un modo per andare d’accordo con il loro aggressore per allevare insieme i figli. Come se fosse così facile.

Non ho trovato un solo esperto di salute mentale che dicesse che la co-genitorialità con un maltrattante è un bene per i bambini, per la famiglia o anche per la società. I bambini testimoni di violenza domestica crescono con tassi più alti di tutti i tipi di danni psicologici e con difficoltà ad inserirsi nella società.

Non ho trovato un solo esperto di salute mentale e abusi domestici che dicesse che un aggressore può smettere di abusare senza avere superato anni di terapia. Anche in questo caso, le probabilità che smetta sono poche.

Non ho trovato un solo studio che dimostri che la co-genitorialità è la scelta ideale quando un genitore è violento.

Se ci sono inviatemeli. Mi piacerebbe vederli.

Tuttavia, molti là fuori ritengono che un uomo violento dovrebbe collaborare alla cura dei propri figli. Ad esempio, nel diritto di famiglia in Florida, la violenza domestica è appena citata fra quella manciata di motivi per i quali un giudice può eventualmente decidere per un affido esclusivo.

Un avvocato esperto in violenza domestica lo spiega meglio in questo post. Riassumendo, i maltrattanti dimostrano, scegliendo di agire con violenza contro la loro partner, che non sono in grado di mettere l’interesse dei bambini al di sopra dei loro bisogni.

Il Dottor Rick Nauert, che ha oltre 25 anni di esperienza nel settore sanitario, amministrativo e accademico, ha scritto un articolo per PsychCentral su questo argomento affermando che i tribunali che scelgono la co-genitorialità come modalità di accordo tra il molestatore e la sua vittima mettono a rischio le vittime.

L’Università dell’Illinois ha studiato gli accordi per la custodia dei figli in relazione alla violenza domestica e riscontrato una serie di disturbi mentali causati dal continuo contatto che le vittime hanno con il loro aggressore.

L’affidamento congiunto può essere molto utile per i figli delle coppie che non hanno un vissuto caratterizzato dalla violenza e un basso livello di conflittualità, ma non nei casi di abuso”, ha riferito la National Online Research Center for the Violence Against Women organization.

In questo studio, hanno scoperto che i bambini che vivono con un genitore maltrattante soffrono in molti modi, non importa se i genitori sono divorziati o no.

E c’è questo studio condotto nel 2002 sulla genitorialità degli uomini maltrattanti. In poche parole, non va bene.

Così, con tanta documentazione che dice che coloro che maltrattano non dovrebbero collaborare con le vittime in quanto genitori, perché sono così tante le vittime costrette a farlo?

Secondo un sondaggio che ho condotto nel 2015 sulle vittime di abusi che hanno dei figli con il loro aggressore, il 97% hanno l’affido condiviso e la grande maggioranza continua a subire abusi dopo il divorzio.

I maltrattanti maltrattano. Lo sappiamo. È stato dimostrato. L’abuso è una scelta di vita per chi lo compie, non è causato dalle circostanze se non nel senso che se date ad un maltrattante la possibilità di abusare quando ha bisogno esercitare potere per mezzo della violenza egli abuserà.

Come si può collaborare con una persona così?

Non si dovrebbe.

Traduzione di Il Ricciocorno Schiattoso dal libro “How to Co-Parent with An Abusive Ex and Keep Your Sanity” di Julie Boyd Cole

(Fonte: ilricciocornoschiattoso.wordpress.com)

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...