La storia di Fakhra Younas, che fuggì dal Pakistan dopo che il marito la sfigurò con l’acido

Era una ballerina, Fakhra. Ma nel 2001, venne sfigurata con l’acido dal marito. E così, grazie all’aiuto del figlio, partì per l’italia dove venne curata al Casilini di Roma.

Quando arrivò in Italia il suo volto, le braccia, il collo e il petto erano terribilmente deturpati da una qualche sostanza che l’aveva mangiata e bruciata viva. Il naso era scomparso e i danni al collo non le permettevano di alzare la testa.

 

Ha avuto un’infanzia difficile a causa dei problemi legati alla droga e alla prostituzione della madre tanto da prostituirsi lei stessa all’età di soli dodici anni, finché non sposò il figlio di un importantissimo uomo politico del suo Paese. La sua sembrava una bella storia d’amore ma allo stesso modo di molte, troppe, donne come lei quel sogno si è rivelato un incubo. Si sentono continuamente storie di giovani che arrivano in Europa lasciandosi alle spalle un passato di maltrattamenti, molte di esse come Younas Fakhra fuggono in senso vero e proprio da quelli che nel tempo si manifestano per loro aguzzini; non tutte però ce la fanno e la maggior parte, secondo le testimonianze che ci sono arrivate, se ne rimangono chiuse in casa segregate e senza possibilità di denunciare quanto subito.

Una volta giunta in Italia Younas Fakhra ha raccontato come voleva ottenere il divorzio e abortire e, come una notte, a causa la gelosia del coniuge, si sia svegliata mentre l’acido le divorava il corpo. Ha avuto da subito la protezione dell’associazione Smileagain che le ha prestato assistenza, è stata operata 39 volte al viso dal Dottor Valerio Cervelli, Professore di chirurgia plastica all’ospedale di Roma, ed è stata accompagnata costantemente da un’equipe di psicologi. Nel 2005 è stato pubblicato da Mondadori il suo libro, “

Il volto cancellato”, in cui vengono narrati dal punto di vista della protagonista la sofferenza e il tentativo di rinascere legati alle esperienze traumatiche vissute nelsuo mondo”. Perché di questo si tratta quando cerchiamo di capirlo, un mondo che non conosciamo e che ci sembra tanto assurdo da non voler credere che esista.

Il 17 marzo 2012 probabilmente non ce l’ha fatta più e ha deciso di togliersi la vita gettandosi dal sesto piano di un edificio di Via Segre (Torpignattara, Roma) uscendo di scena da una vita che la ricorderà per il coraggio di fuggire e denunciare i maltrattamenti. Il marito è stato condannato a soli sei mesi di carcere quando la vita di Younas è stata del tutto rovinata.

(Fonte: Cronaca Italia)

 

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