Le stuprava nella caserma dei carabinieri: ora è agli arresti domiciliari

Cari amici, la storia del maresciallo dei Carabinieri, Massimo Gatto, nonché responsabile della Stazione dei Carabinieri di Parabiago – Milano – inizia nel gennaio 2011.

La notte dell’11 gennaio 2011, veniva fermata e trattenuta – all’interno della camera di sicurezza della stazione dei Carabinieri di Parabiago – una giovane polacca. La donna era stata arrestata per il furto di due consolle Nintendo in un supermercato di Parabiago.

Quella stessa notte, la giovane donna sarebbe stata prima palpeggiata dal maresciallo, che avrebbe finto di perquisirla nonostante l’avesse già fatto un militare donna; poi in più occasioni sarebbe stata trascinata nei bagni o in luoghi appartati della caserma e violentata ripetutamente.

Il lunedì successivo – 14 gennaio 2013 – la ragazza si reca presso gli uffici della “Polizia di Stato” per raccontare e denunciare quanto accadutogli all’intero della Caserma dei Carabinieri di Parabiago. I poliziotti – increduli di quanto verbalizzatoallertato immediatamente  il pubblico ministero di turno, davanti al quale la 19enne aveva descritto in modo dettagliato tutto l’accaduto e i luoghi in cui sarebbero avvenute le violenze e che non avrebbe potuto conoscere per il solo fatto di essere stata trattenuta in camera di sicurezza.

A questo punto parte un’indagine – affidata al pm Cristiana Roveda – del dipartimento dei reati contro i soggetti deboli, che aveva sentito tutti i carabinieri della stazione in servizio nelle 48 ore in cui la 19enne è stata trattenuta.

I militari avevano confermato di aver visto il maresciallo perquisire la ragazza e farla uscire dalla camera di sicurezza contro ogni regola. Qualcuno aveva anche riferito di aver ricevuto nel tempo le confidenze di altre donne che in situazioni diverse si sarebbero lamentate di essere state molestate o comunque di essere state oggetto di attenzioni indesiderate, ma che, invitate a sporgere denuncia, non lo avevano mai fatto.

Alcune di queste donne sono poi state identificate e a loro volta sentite dalla Dott.ssa Cristina Roveda.

Si tratta di un’italiana che era andata dai carabinieri per sporgere una denuncia per furto, di un’altra donna che era andata a chiedere aiuto per la sua difficile situazione coniugale, di due sorelle che si erano rivolte in tempi diversi ai militari per una denuncia e per la notifica della sospensione della patente, di una prostituta rumena che sarebbe stata più volte ricattata sessualmente dal maresciallo dopo essere stata fermata per un controllo in strada e di un’altra rumena andata a Parabiago per denunciare un furto che poi si sarebbe vista comparire Gatto a casa in borghese.

Altre donne – prese dal coraggio – hanno poi denunciato fatti analoghi avvenuti a partire dal 1998, ma sono ormai prescritti e quindi non più perseguibili.

Nel 2013, il tribunale di Milano condanna il Maresciallo Gatto a sedici anni e un mese di reclusione. Colpevole di almeno tredici casi – accertati – di violenza sessuale, tutti avvenuti fuori e dentro la caserma di Parabiago.

Naturalmente, il Maresciallo Massimo Gatto è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Inoltre, la Cassazione, infatti, ha rinviato la sentenza d’appello (sedici anni e un mese) emessa nel dicembre 2013. I giudici — come riportato da Il Giorno — dovranno rideterminare il peso del reato di concussione di cui l’ex militare si sarebbe macchiato. Ovvero: aver sfruttato la sua posizione di membro dell’Arma per intimidire le donne su cui riversava le sue attenzioni.

D’altronde, è stato – scientificamente – dimostrato che si può sopravvivere tre giorni senza acqua, due mesi senza cibo e tutta la vita senza giustizia.

Di Andrea Mavilla

(Fonte: http://www.andreamavilla.com)

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