Uno stupro non si archivia

Testimonianza dal blog abbatto i muri

“Archiviata. La mia denuncia è stata archiviata. Stamattina mi sono svegliata contenta, il lunedì non ho lezioni e posso dormire fino a mezzogiorno, studiare, passeggiare per la città con il bavero del cappotto sollevato per difendermi dal freddo pungente. Qua dove sto, a migliaia di chilometri da casa, l’inverno ottobrino è già arrivato e quando ne ho l’occasione mi piace mettere il naso fuori di casa per congelarmelo bene. Al pomeriggio, dopo la mia usuale camminata, sono tornata in studentato e ho trovato il pakistano e l’indiano in cucina, mi hanno offerto un tè caldo; abbiamo discusso di studi e famiglia, mi hanno chiesto ma come, a ventun’anni e con un compagno ancora non prendi la decisione di sposarti e far su famiglia?

Poi sul cellulare l’avviso di notifica di una nuova mail, ho fatto cenno di scusarmi ai due ragazzi e l’ho aperta convinta che fosse un’altra promozione di RyanAir (maledetta quella volta che non ho specificato di non voler ricevere tutte le offerte della compagnia), ma non era RyanAir. Era il mio avvocato, con tono abbastanza urgente mi scriveva che dovevo rispondergli il più presto possibile, dandogli un numero di telefono valido al quale potesse rintracciarmi, quello italiano è stato disattivato. Ha allegato un pdf. L’ho aperto con mani tremanti e una secchiata di acqua gelida mi è scesa dalla testa giù per la nuca, il collo, la schiena.

I PM hanno archiviato la denuncia che ho sporto mesi fa dopo una violenza sessuale. Non specificano il motivo, non credo sia necessario, probabilmente se lo chiedessi mi risponderebbero che “

Non ci sono i presupposti”. A maggio subii una violenza sessuale, da parte di un venticinquenne che probabilmente tutti definirebbero un “bravo ragazzo”: studente universitario, lavoratore, di aspetto piacente e sguardo carismatico. La dinamica dello stupro è a suo modo semplice: lui ubriaco, io pure, non ci siamo mai visti prima; ci scambiamo un bacio davanti al portone, sono così intontita che nemmeno me ne rendo conto. Entra in casa mia anche se cerco di impedirglielo, mi implora di fargli aspettare il primo autobus della mattina (è notte) e siccome mi fa pena lo faccio accomodare sul divano. Metto in chiaro subito: non voglio sesso, non voglio petting. Stop.

Lui però piagnucola, insiste, comincia a toccarmi e tra la nebbia etilica mi sento impotente e impaurita, non so che fare, perché continua anche se gli dico di no? Cerco di oppormi debolmente, ripeto il mio flebile “Non voglio!” più volte, lui mi ignora bellamente e continua a toccarmi e a obbligarmi a toccarlo, sono un ciocco di legno. Mi ribello solo quando tenta di penetrarmi; lui mi costringe a praticargli un rapporto orale. Rapporto che non termina perché la mia coinquilina apre la porta del salotto e ci intravede, facendolo scappare in fretta.

Poi, la paura, il senso di sporcizia e la sensazione che qualcosa dentro si sia strappato. Rabbia, lacrime, chiamo un amico e gli racconto istericamente quello che mi è successo. Si indigna, ma come, se gli hai detto no perché ha continuato? Decido di denunciarlo. Un’amica si arrabbia perché, dopo averle chiesto di accompagnarmi dai carabinieri, mi ha risposto “Non posso, ho promesso alla coinquilina che uscivo con lei” e io me la sono presa. Nei giorni successivi litigheremo ancora, mi riempirà di insulti, ancora adesso non ci parliamo più, ed era una delle amiche a cui mi sentivo più legata. E poi, avvocato, centro antiviolenza, psicologa. Spiegano che il mio è un caso limite, non c’è stata violenza fisica, né penetrazione, eravate ubriachi. Sei vittima, certo, ma sarà difficile. Perché non hai gridato? Perché non ti sei opposta con la forza?

Per settimane, nessun rapporto sessuale. Il mio ragazzo sa tutto, aspetta pazientemente che i fantasmi se ne vadano, ma ogni volta che sento le sue mani su di me ritornano i flashback di quella notte. La prima volta che provo a praticargli del sesso orale, un attacco di panico. Dopo due mesi riesco a lasciarmi andare al mio primo rapporto dopo la violenza e, al termine di tutto, scoppio in lacrime. Il mio coinquilino viene a sapere tutto e mi diffama, scrive ad altri che sono una che fa “pompini a random” per poi denunciare le persone in modo da non sentire più i sensi di colpa. Va addirittura dai carabinieri per testimoniare contro di me e riferire queste sue supposizioni.

A volte riesco a dimenticarmene, la mia vita continua, sono forte e tutto passerà. Altre, crolla tutto. Come ora, ora che i PM mi hanno comunicato che intendono archiviare la faccenda senza nessun processo. Mi dico che è la cosa migliore, pensa se avessi dovuto continuare per chissà quanto altro tempo a mentire ai tuoi genitori, che non sanno nulla; pensa a come sarebbe stato raccontare tutto, di nuovo, rivivere dei momenti che vorresti solo dimenticare; pensa se l’avessero assolto dopo un anno di udienze, appuntamenti dall’avvocato, lettere, documenti. Ma sono arrabbiata. Arrabbiata e delusa. Mi stanno indirettamente dando della bugiarda, non è forse così? Forse anche loro pensano quello che il demente decerebrato del mio coinquilino ha osato esprimere a voce alta, che io mi sia inventata tutto per chissà quale malsano desiderio di catarsi. Per loro non son vittima, sono una falsa. E quel venticinquenne di buona famiglia è un povero Cristo che deve subire le isterie di una ragazzina oppressa dal rimorso. Non so cosa fare, ora. Mi sento persa, quaggiù.”

(Fonte: abbattoimuri.wordpress.com)

Segui Blog delle donne anche su www.facebook.com/blogdonne e su http://www.twitter.com/Blogdelledonne

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...