Nello spot Allessi si “litiga con stile”

È definito un litigio ironico, surreale e divertente” – così recita il comunicato stampa – quello che Alessi mette in scena nello spot in onda in questi giorni sulle reti Mediaset e sui canali digitali da Sky a Fox. Si può scherzare su certe cose? Si può scherzare su (quasi) tutto ovviamente, basta saperlo fare: nel modo giusto, nel contesto appropriato, senza offendere nessuno. In questo caso, però, la (presunta) ironia mi lascia perplessa: non ne trovo il senso, se non perché si immagina, forse, che far svolazzare piatti per un litigio possa catturare più attenzione che farli svolazzare per magia o altre cause.

Fra l’altro, il litigio e la casa vagamente chic in cui avviene sottraggono simpatia a oggetti d’uso quotidiano che, viceversa, sono stati disegnati proprio per suscitarla (sono colorati, tondeggianti, a volte buffi) e per rendere ludiche funzioni che in sé non lo sarebbero (fare il caffè, estrarre tappi, contenere frutta, ecc.). Bah. Infine mi chiedo come vedano lo spot persone che vivano o abbiano vissuto con angoscia e tensione conflitti domestici duri e reali, magari violenti e traumatici. La risposta mi viene da Claudia (nome di fantasia), che nei giorni scorsi mi ha scritto una bella mail per commentare lo spot:

«Se non ce li avessi quei piatti (“Alessi”) e quegli utensili da cucina (“Alessi”), come potrei lanciarteli addosso? Come farei a litigare con te?

Come potrebbe dirsele-e-darsele una coppia in una situazione di conflitto? Perché in una situazione di conflitto si combatte, non è vero? Anche con piatti, posate e stoviglie alla mano. Anche, non necessariamente. Vero è che qualcuno lo fa. E senza elmetto sulla testa. Il campo di battaglia potrebbero essere due stanze contigue oppure frontali, ai lati opposti di un corridoio. Potrebbe essere perfino una stanza sola. Per esempio, la cucina. A casa mia era proprio la cucina.

I piatti di guerra li ho visti sparare a distanza corta, quattro o cinque metri al massimo. Ho visto anche coltelli piroettare ad altezza d’uomo. Coltelli da cucina, quelli dalla punta arrotondata che la fettina di carne la tagliano a fatica se non è battuta e ben cotta su entrambi i lati. Ecco, ho visto piatti volare. A distanza corta. A distanza corta e a velocità feroce. Certo, erano oggetti ordinari, acquistati alla bisogna, tutti spaiati. Di servizi completi — di piatti, posate — non ce n’erano dietro le mensole della credenza. Né ci ho visto mai caffettiere o portafrutta di design. Quelli stavano dentro la vecchia televisione in salotto. Erano oggetti animati di design dentro una scatola parlante. Erano i piatti, le caffettiere, gli apribottiglia della pubblicità. E lo sono ancora oggi, “quelli della pubblicità”.

Oggi che sono passati almeno 20 anni dalle ultime guerre casalinghe tra i miei genitori. Nondimeno, per combattere in cucina, stoviglie spaiate e lame arrotondate andavano benissimo. Forse gli arnesi di design volteggiano più leggiadri ed eterei. Forse sono più aerodinamici. Forse all’epoca, quando in cucina sfrecciavano piatti e coltelli, c’era ben poco da (sor)ridere, se non il mio rannicchiarmi sulla sedia, a tavola, mentre la fondina di spaghetti al burro si raffreddava indifferente, e io mi coprivo gli occhi con le ginocchia. Avrei voluto sparire. Sospendere il senso dell’udito. Polverizzare quei dischi volanti di finta ceramica Limoge. Ricomporne le schegge affilate in un puzzle monocolore. Riavvolgere ogni fotogramma di quei ricordi neonati. Fermare la mano che estrae la prima pallottola dallo scolapiatti. Avrei voluto fermare la guerra.

Non capisci o fai finta di non capire”. Per“farglielo capire” basta un bel servizio di munizioni, pardon, di stoviglie “Alessi”. “E non ti spostare quando ti tiro le cose”. E che cose?! Mica chicchi di riso o batuffoli di cotone. Strumenti da cucina “A-l-e-s-s-i”. Pur nel dolore sanguigno di tagli e contusioni, si dovrebbe apprezzare il valore di quelle cose mitragliate sulla pelle, infilate nella carne.

“Siete sempre così voi uomini”. Eh già, sempre uguali a loro stessi. Chissà se quei piatti volanti serviranno a cambiarli. Se non li avessi (cit.) non potresti nemmeno tentare di scoprirlo.

Sei tu che non capisci l’ironia di fondo, i giochi di parole, di coppia, di piatti, di pentole. Sei tu che non capisci o fai finta di non capire (cit.) i messaggi di Alessi. Sapete che vi dico? Cambio canale.» Claudia.

Potete guardare lo spot Alessi cliccando qui

Di Giovanna Cosenza

(Fonte: giovannacosenza.wordpress.com)

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