La storia di Bertha, giornalista che lottò contro il nazismo

Nel suo salotto per la prima volta si parlò di Secessione e Gustav Klimt, suo caro amico, divenne il leader del movimento artistico che avrebbe rinnovato l’arte austriaca, influenzato la modernità e poi dato vita anche allo Jugendstil che avrebbe invaso l’Europa e che gli inglesi ribattezzarono Liberty. Lei era Berta Zuckerkandl, nata a Vienna nel 1892 e morta a Parigi nel 1945, giornalista brillante e liberale, capace di criticare niente meno che l’imperatore Francesco Giuseppe, dopo il tragico suicidio di suo figlio ed erede al trono Rodolfo. E capace, a 76 anni, di organizzare la resistenza a Hitler da Algeri, città dove si rifugiò nel 1940, dopo che i nazisti avevano invaso Parigi.

Berta, che era figlia del giornalista Moriz Szeps, aveva lasciato Vienna per sempre alla fine di marzo del 1938 dopo aver visto entrare Hitler nella sua città e consumare l’Anscluss, ovvero l’annessione dell’Austria alla Germania. Si rifugiò appunto a Parigi dove aveva molti amici poeti, artisti e politici e dove abitava la sorella Sophie, moglie di Paul Clemenceau. Paul era fratello del politico George Clemenceau, con il quale Berta aveva collaborato, fin dagli anni precedenti la prima guerra mondiale, per creare un’alleanza franco-austriaca, sostenuta anche dall’erede al trono Rodolfo e capace di strappare l’Austria e l’impero asburgico a quello che lei riteneva un abbraccio mortale con l’impero tedesco e Bismarck.

Il progetto non riuscì, ma stupisce l’ambizione e la capacità di questa donna di muoversi con autorevolezza tra le correnti artistiche e la politica del tempo, una donna abituata a muoversi con disinvoltura tra Vienna e Parigi, sempre lieve e allegra, la descrivono tutti coloro che l’hanno conosciuto. E nello stesso tempo colta, competente, aperta a ogni novità artistica e disposta ad aiutare in ogni maniera artisti giovani e intellettuali. E stupisce ancora una volta che si sia trascurato per anni di raccontare imprese e pensieri di una personaggia tanto straordinaria.

Ci ha pensato oggi l’editore Archinto che ha tradotto e curato un libro uscito in Austria nel 1970 a cura di Reinhard Federmann e di recente riprodotto, con il titolo italiano La mia Austria. Ricordi 1892-1937. La parola “ricordi” risulta però restrittiva: nel volumetto si trovano infatti materiali molto vari. Ci sono lettere alla sorella e a Gustav Mahler, recensioni di spettacoli e mostre, racconti di berta di telefonate fatte e ricevute, menzioni di incontri pubblici e privati con Freud, Rodin, Johann Strauss, Stefan Zweig e Franz Werfel e molti altri ancora, tra cui le già ricordate lettere e i fitti e appassionati contatti in ambito politico. Berta Zuckerkandl incontrò persino il cancelliere Dollfuss che la convocò personalmente, dopo averle già chiesto pareri ad una cena all’Ambasciata francese di Vienna, per parlarle ancora una volta di una eventuale appoggio francese, questa volta però utile a contenere le mire di Hitler sull’Austria.

Una donna eccezionale, non ci sono dubbi, come ben mostrano tutti i capitoli di questo libro composto a episodi che lei dettò già anziana nell’esilio di Algeri al nipote Emile. Non sono dunque il suo diario, ma il tardivo progetto di mettere insieme una vita unica: e dire che lei stessa racconta come, molti anni prima, fu Arthur Schnitzler in persona a invitarla a casa propria per convincerla a tenere un diario.

Concludo dicendo che a Berta Zuckerkandl si deve persino la creazione, dopo la sconfitta dell’Austria nella prima guerra mondiale, del celebratissimo Festival teatrale di Salisburgo progettato insieme al regista Max Reinhardt e allo scrittore Hugo von Hofmannsthal. Scrive a Berta Hofmannsthal: “Max Reinhardt ed io, dal momento che l’Impero si è politicamente inabisssato, vogliamo mantenere in vita la sua anima. Ma lei deve essere il nostro araldo, deve annunciare dal suo giornale che un’Austria vive e non scomparirà mai”. Ecco Berta che scende in campo per annunciare che a Salisburgo verrà celebrato Mozart. Siamo nel 1920. Tra meno di vent’anni sarà costretta all’esilio per sfuggire ai lager di Hitler, ma non si piegherà mai.

(Fonte: società delle letterate)

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