Ricordando una grande donna: Maria Montessori

Maria Montessori nasce in una famiglia colta e benestante: il padre è conservatore, la madre progressista. Trasferitasi a Roma, Maria sceglie – contro il parere del padre – una scuola tecnica. Nell’iscriversi agli studi universitari di medicina, combatte gli ostacoli posti dalla burocrazia e dai compagni di studio. Il 1896 è l’anno della laurea; in quello stesso anno, partecipa al Congresso internazionale delle donne a Berlino, dal quale lancia un appello appassionato contro la disparità dei salari in fabbrica tra uomini e donne. Nel 1898, da una relazione con il collega Giuseppe Montesano, nasce il figlio Mario: per non provocare scandalo, lo mette a balia in campagna; in seguito, Maria verrà abbandonata dal compagno per ragioni di carriera e convenienza. Nel 1899 fonda e dirige la Scuola magistrale ortofrenica per educatori di bambini “deficienti” sviluppando una didattica basata su metodi, osservazioni e materiali degli studiosi Itard, Seguin, Pestalozzi e Froebel. Nel 1907 Maria apre la prima Casa dei Bambini a Roma, nel quartiere San Lorenzo, per bambini di famiglie operaie. Nell’affrontare la cura dei 50 bambini tra i 2 e i 6 anni, trasferisce con successo le esperienze fatte con i bambini disabili a quelli normali, suscitando stupore in tutti gli ambienti. Nasce il metodo Montessori. Nel 1909 esce il libro Il metodo della pedagogia scientifica, che verrà poi tradotto in molte lingue. Nei suoi viaggi in USA (1913, 1914) e in Europa è accolta con entusiasmo e le sue idee e metodi si diffondono rapidamente. Ovunque si aprono delle Case dei Bambini e per Maria Montessori si apre una stagione di lunghi soggiorni d’insegnamento in Inghilterra, Spagna, Olanda, Austria, Buenos Aires. Nascono l’Opera nazionale Montessori (1924) e l’Associazione Montessori Internazionale (1929). Dal 1924 Mussolini introduce il metodo nelle scuole italiane, dove rimane presente fino al 1934, quando – nonostante l’indifferenza sostanziale di Maria verso la politica – le divergenze diventano troppo forti. Hitler e Mussolini fanno chiudere le scuole montessoriane. È il 1934 quando Maria lascia l’Italia, prima per la Spagna, poi per l’Inghilterra. Nel 1939 raccoglie un invito in India per diffondere le sue idee e vi rimane con il figlio Mario, che da anni le fa da assistente. Torneranno in Europa solo nel 1946. Seguono anni di conferenze e riconoscimenti fino alla sua morte, avvenuta nel 1952 in Olanda. La forte personalità di Maria Montessori è insieme l’origine del successo del suo metodo e il limite per la sua applicazione: non è facile trovare insegnanti capaci della stessa passione e dedizione della fondatrice. Le sue esigenze sia di libertà che di regole e disciplina nell’educazione del bambino sono state spesso confuse e mal comprese dai suoi critici. Il suo concetto di pace e di calma interiore viene visto da molti come una delle chiavi di lettura fondamentali che pervade l’intera sua opera. Il metodo Montessori si riferisce all’educazione del bambino dalla nascita all’età adulta. L’insegnante deve essere “solo” il mediatore che favorisce la voglia di fare, innata nel bambino; deve saper osservare, scegliere il materiale adatto e saper tacere al momento giusto. Nella sua analisi Maria Montessori vede quattro periodi (“piani”) dello sviluppo. [1] Il primo (2-6 anni) ha per obiettivo l’esercizio dei sensi e l’educazione alla vita pratica e alla socialità, in un ambiente idoneo. Tra i temi: motricità, tempo, le faccende di casa, rapporto con la natura, indipendenza, silenzio, linguaggio, numeri, spazio, rumori e suoni, colori, scrittura, autoeducazione. Nel secondo periodo (7-12 anni) avviene il passaggio dal piano sensoriale al piano astratto. L’insegnante rimane mediatore; tuttavia il bambino deve sempre avvertire la sicurezza dell’adulto. Tra i temi: studi sull’acqua, chimica, educazione cosmica, storia, le religioni del mondo, cultura artistica e musicale, scoutismo. «Il lavoro manuale con un fine pratico aiuta ad acquisire una disciplina interiore. Quando la mano si perfeziona in un lavoro scelto spontaneamente, e nasce la volontà di riuscire, di superare un ostacolo, la coscienza si arricchisce di qualcosa di ben diverso da una semplice cognizione: è la coscienza del proprio valore.»«L’adolescenza (12 – 18 anni) è il periodo in cui il bambino diventa uomo, cioè un membro della società.» «L’associarsi porta forze nuove; stimola le energie. La natura umana ha bisogno della vita sociale, tanto per il pensiero che per l’azione» Maria esige una riforma delle scuole secondarie e favorisce l’educazione nelle comunità, in campagna, sull’esempio di quelle da lei conosciute in Inghilterra e Germania. Sono importanti sia la libertà del ragazzo che la sua protezione, le cure fisiche, l’alimentazione curata, l’educazione morale, l’espressione personale. Nel quarto periodo, Maria evidenzia la necessità di incoraggiare il giovane adulto all’autonomia, alla cooperazione e alla conquista dell’indipendenza economica durante gli studi universitari.

(Fonte: Pagina Fb Se non ora quando)

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