Un no è un no!

Post del 10 novembre 2014

C’è un libro per bambini, consigliato a partire da 4 anni. L’obiettivo del libro è spiegare ai bambini che hanno il diritto di dire di no ogni volta che una situazione li fa sentire a disagio, confusi, turbati o impauriti.

Si è parlato del caso di Lola Taylor, attirata con l’inganno in un appartamento da due uomini, Dmitry Kosenkov e Maksim Pilipenko, e violentata e seviziata per ore. La donna, per salvarsi, si è lanciata dalla finestra del terzo piano, fratturandosi nella caduta entrambe le gambe. Lola Taylor era una pornostar. Secondo alcuni commenti su face book, la donna sarebbe “abituata”: abituata a cosa? Ad essere sequestrata, violentata e seviziata da due sconosciuti? Perché mai dovrebbe esserci abituata?

Secondo questa commentatrice il lavoro della pornostar consiste nell’essere stuprata e picchiata per ore. Si sarebbe trattato insomma di una crisi di nervi: “Come, l’ho fatto gratis? Allora mi suicido lanciandomi nel vuoto!”

Perché è solo una questione di prezzo: sennò che pornostar sei?

Secondo un altro commento, Lola Taylor ha preso la via della finestra perché era stanca: ora con entrambe le gambe spezzate potrà riposarsi in ospedale.

Qui abbiamo un vero e proprio genio, non potevo non proporvelo.

Signore, ascoltatemi bene: da domani, prima di uscire di casa, ricordatevi di munirvi di telecamera: lo stupro è dietro l’angolo! Grazie alla videocamera prenderete due piccioni con una fava (c’ho messo anche il doppio senso, immaginatemi mentre vi faccio l’occhiolino): i poliziotti non potranno sostenere che le ferite e i lividi ve li siete procurate da sole in uno di quei momenti che prendono noi donne – sapete, quando ci viene la voglia irrefrenabile di trascinare in Tribunale un poveraccio che non ci ha mai toccate neanche con un fiore allo scopo di infierire su un membro qualsiasi (occhiolino) del genere maschile e al contempo regalare un po’ di denaro alle perfide avvocate nazifemministe per “quel” progetto (altro occhiolino, ma stavolta è un gesto di intesa)… dai!, il progetto di annientarli tutti – e poi potrete vendere il video ad un reality: magari X-Factor, o Il re della griglia!

Meno male che c’è gente che ragiona…

Se i pedagoghi che hanno ideato il libricino in mio possesso sono convinti che possa arrivarci un bambino di 4 anni, di sicuro ci arrivano anche gli adulti: a volte ad una donna piace fare sesso, a volte no. Quando una donna dice no è stupro; non è rilevante quante volte abbia fatto sesso prima, in che modo lo abbia fatto e con quante persone, in quella particolare occasione non lo vuole fare e ha tutto il diritto di non volerlo fare. E se una donna pur di smettere si lancia dalla finestra del terzo piano, quello chiaramente non era sesso ma era uno stupro. Ne sono certa anche se non l’ho sentita dire di no.

Chi ha scritto questi commenti potrebbe esserne altrettanto consapevole, e potrebbe aver scelto di colpevolizzare la vittima (era una zoccola avida) perché la colpevolizzazione della vittima è un meccanismo utile a rassicurare (“a me, che non sono né zoccola né avida, queste cose non possono capitare”) e a rafforzare la cosiddetta cultura dello stupro (quell’insieme di idee generalmente false ma comunemente accettate che servono a negare/giustificare le aggressioni maschili contro le donne).

Oppure ci sono davvero in circolazione degli adulti convinti che pagare un paio di volte una donna per fare sesso sia sufficiente a toglierle per sempre il diritto di dire di no e sottrarsi a qualsiasi abuso gli uomini vogliano perpetrare sul suo corpo.

Oppure entrambe le cose.

Oppure?

Vorrei suggerirvi un approfondimento: Nigel Farage’s new friend in Europe: ‘When women say no, they don’t always mean it’

“Women usually pretend that they don’t want [sex]. You must be competent enough to differentiate whether she seriously doesn’t want,” he said. “The percentage of women who pretend that they don’t want to have sex, but they do want in fact, is about 30 or 40%.”

Un altro approfondimento in merito al caso di Lola Taylor potrebbe passare attraverso la lettura di questo articolo, un documento prodotto da PRIS – Rivalsa delle Persone Prostituite nella Società, un gruppo di attiviste femministe che unisce donne che sono uscite dall’industria del sesso e altre che ancora ne fanno parte. Il documento è complesso, tratta di prostituzione, ma anche di pornografia. Premettendo che una pornostar è di fatto una persona che fa sesso in cambio di denaro, penso che se concordate con questa stringata definizione, potreste trovare interessanti alcune affermazioni:

L’acquisto di sesso è un crimine contro l’umanità, l’uguaglianza e la dignità della persona acquistata e, di conseguenza, della società svedese. Non è un crimine contro la moralità della persona acquistata o di qualunque altra. Non è perciò un crimine poiché è un’offesa nel senso che “è offensivo”. Il danno ai sensi di legge non concerne che la persona acquistata si senta offesa in senso morale, ma che essere comprata per sesso lede obiettivamente la persona nel senso sociale empirico del termine…

Nessuno che è acquistato per sesso si trova in una posizione paritaria al suo acquirente nell’atto di acquisto. Nessuna somma di denaro può o è sufficiente a pagare quel che viene tolto. Essere acquistato per sesso significa essere utilizzato come un inferiore sociale a causa del proprio status di appartenenza…

…la persona prostituita non è l’unica persona a essere colpita dal tentativo di acquisto di quella persona per sesso; tramite tale persona, se l’atto resta impunito, o se non viene perseguito in modo adeguato, l’intera società ne viene colpita, sia se l’individuo nel caso specifico ne venga particolarmente danneggiato o venga, di fatto, comprato o esista soltanto il tentativo che lo sia.

Vi consiglio la lettura per intero del testo, comunque quello che mi interessa è la descrizione del danno definito “

obiettivo” causato dallo scambio sessuo-economico: ogni volta che si noleggia una persona per fare sesso, si va ad intaccare lo status sociale di quella persona, stabilendo con il contratto d’acquisto che quella persona “vale meno” di chi la noleggia. Questo danneggerebbe la società tutta, anche quelle persone non direttamente coinvolte nel suddetto contratto, perché andrebbe a minare il concetto stesso di pari dignità di tutti i cittadini; lo scambio sessuo-economico crea di per sé – a prescindere dalla volontà degli individui coinvolti – cittadini di serie A (quelli che hanno diritto di godere del sesso, e lo fanno con chi vogliono e quando vogliono) e cittadini di serie B (quelli che forniscono sesso rinunciando al proprio godimento).

Di Il Ricciocorno Schiattoso

(Fonte: ilricciocornoschiattoso.wordpress.com)

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