La storia di Alessandrina Ipazia

Il comitato “Una Piazza per Ipazia” comunica con immenso piacere che la richiesta di intitolazione di una piazza alla scienziata alessandrina Ipazia, supportata da più di 1500 firme, ha avuto un esito positivo! Presto sarà disponibile la delibera. Il luogo assegnato si trova nel V Municipio, a Tor Sapienza.

Questo grande risultato, considerando che una Piazza ad Ipazia a Roma non era cosa facile da ottenere, è l’esito dell’unione di più Associazioni insieme al coinvolgimento dei cittadini che non hanno esitato a sostenere questa importante iniziativa. Lo dimostra il fatto che da molti anni le richieste precedenti erano ferme nell’Ufficio di Toponomastica.

Nonostante avessimo indicato come luogo un giardino in zona Marconi vicino ad altre vie dedicate a scienziati/e il nostro intento è stato comunque raggiunto e vogliamo evidenziare il forte significato civico che  esprime la figura di Ipazia come portatrice di valori universali quali la ricerca e la diffusione della conoscenza, che sono state da sempre ostacolate dall’oscurantismo religioso di cui lei è stata vittima.

Ipazia è anche e soprattutto per noi un simbolo di Resistenza, e ricordarla non si deve limitare ad un puro atto celebrativo ma divenire paradigma di lettura del presente. È di grande attualità la sua esemplare incorruttibilità: Ipazia non si è piegata di fronte ai potenti che le offrivano grandi benefici in cambio della rinuncia alla ricerca, alla conoscenza e soprattutto alla divulgazione del sapere.

La figura di Ipazia, in un momento così difficile per Roma Capitale, luogo unico per le sue ricchezze storiche e di memorie, dove la buona qualità della vita dei cittadini dovrebbe essere un naturale corollario, veicola in modo significativo un messaggio di resistenza – che si lega al ruolo rappresentativo dei valori contenuti nella Costituzione ai quali deve doverosamente aderire chi è preposto al governo di un Paese o di una Città – ai continui tentativi di rendere la nostra Città fonte di biechi profitti da parte di lobby economiche.

Chi è Alessandrina Ipazia

Ipazia è stata una matematica, astronoma e filosofa greca.. Rappresentante della filosofia neoplatonica,la sua uccisione da parte di una folla di cristiani in tumulto, per alcuni autori composta di monaci detti parabolani l’ha resa una «martire del paganesimo» e della libertà di pensiero.

nacque ad Alessandria, nell’allora Impero romano d’Oriente,[7] nella seconda metà del IV secolo. Non è possibile stabilire con maggiore precisione l’anno della sua nascita: il lessico della Suda sostiene che ella «fiorì durante il regno d’Arcadio»,[8] ossia dal 395 al 408, il che comporterebbe una data di nascita oscillante dal 355 al 368,[9] anche se la maggior parte degli studiosi crede di poter indicare la sua nascita intorno al 370.[10]

Nulla si sa della madre e il fatto che i saluti rivolti a Ipazia e agli altri familiari nelle lettere del suo allievo Sinesio non la citino mai, fa ritenere che, almeno nel 402, ella fosse già morta.[11] Si sa di un fratello di nome Epifanio, dedicatario sia del Piccolo commentario alle Tavole facili di Tolomeo,[12] che del IV libro dei Commentaria a Tolomeo,[13] del padre Teone.

Dubbia è la possibilità che avesse un altro fratello di nome Atanasio; nelle lettere in cui Sinesio saluta Ipazia: «Abbraccia per me la venerabilissima e piissima filosofa, il beato coro che gode della divina voce, ma soprattutto il beatissimo padre Teotecno e il compagno nostro Atanasio»[14] e «stammi bene e salutami i compagni felici, cominciando dal padre Teotecno e dal fratello Atanasio»,[15] l’ipotesi che Teotecno — Teone è effettivamente il diminutivo di Teotecno — e Atanasio indichino rispettivamente il padre e il fratello di Ipazia,[16] non ha la maggioranza dei consensi dei commentatori.[17]

Noto è invece il padre, «Teone, il geometra, il filosofo d’Alessandria»,[18] che studiava e insegnava ad Alessandria, dedicandosi in particolare alla matematica e all’astronomia — osservò l’eclisse solare del 15 giugno 364 e quella lunare del 26 novembre — e che sarebbe vissuto almeno per tutto il regno di Teodosio I (378395).[19] Che Ipazia sia stata allieva prima e collaboratrice del padre poi è attestato dallo stesso Teone il quale, in capo al III libro del suo commento al Sistema matematico di Tolomeo,[20] scrive che l’edizione è stata «controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia». Non è chiaro il tipo di controllo esercitato da Ipazia: se si sia trattato di una semplice revisione del commento paterno,[21] di integrazioni al testo[22] ovvero di editare l’intero testo di Tolomeo.

Matematica, astronoma e filosofa, come aveva già attestato il padre, Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell’insegnamento di queste discipline nella comunità alessandrina, nella tradizione del glorioso Museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I Soter. Anche se il vecchio Museo non esisteva più da quando era andato distrutto al tempo della guerra condotta da Aureliano, la tradizione dell’insegnamento delle scienze mediche e della matematica era però continuata ad Alessandria, mantenendo intatto l’antico prestigio, come conferma anche Ammiano Marcellino,[27] e Ipazia, già almeno dal 393, era a capo della scuola alessandrina, come ricorda Sinesio,[28] giunto ad Alessandria da Cirene per seguirvi i suoi corsi.

Le fonti antiche le attribuiscono sicuramente un commentario a un’opera di Diofanto di Alessandria, che dovrebbe essere, secondo gli interpreti, l’Arithmetica, e un commentario alle Coniche di Apollonio di Perga. È dubbio se ella abbia composto anche un’opera originale sull’astronomia, un Canone astronomico: la notizia di Suda[29] — «scrisse un commentario a Diofanto, il Canone astronomico, un commentario alle Coniche di Apollonio» — non permette di comprendere se quel canone sia in realtà un commento a un’opera di Tolomeo, possibilmente quella già nota e citata dallo stesso padre Teone.

La mancanza di ogni suo scritto rende problematico stabilire il contributo effettivo da lei prodotto al progresso del sapere matematico e astronomico della scuola di Alessandria: a dire del Kline, quella scuola «possedeva l’insolita combinazione di interessi teorici e interessi pratici che doveva rivelarsi così feconda un migliaio di anni più tardi. Fino agli ultimi anni della sua esistenza, la Scuola alessandrina godette di piena libertà di pensiero, elemento essenziale per il fiorire di una cultura e fece compiere importanti passi avanti in numerosi campi che dovevano diventare fondamentali nel Rinascimento: la geometria quantitativa piana e solida, la trigonometria, l’algebra, il calcolo infinitesimale e l’astronomia».

Un altro strumento costruito su indicazioni di Ipazia fu un idroscopio: «un tubo cilindrico avente la forma e la misura di un flauto. In linea perpendicolare reca degli intagli, a mezzo dei quali misuriamo il peso dei liquidi. Da una delle estremità è otturato da un cono fissato strettamente al tubo, in modo che unica sia la base di entrambi. È questo il cosiddetto barillio. Quando s’immerge il tubo nell’acqua, esso rimane eretto e si ha in tal modo la possibilità di contare gli intagli, i quali danno l’indicazione del peso».

Ipazia «era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico».[43] In questo passo, Socrate Scolastico, scrivendo intorno al 440, indica che ad Alessandria l’unica erede del platonismo interpretato da Plotino era stata Ipazia: diversamente, Ierocle, alessandrino di nascita ma formatosi ad Atene nella scuola del neoplatonico Plutarco (350430), indica nel suo maestro l’erede della filosofia platonica in una successione che procede da Ammonio Sacca e, attraverso Origene, Plotino, Porfirio e Giamblico, giunge a Plutarco di Atene.

(Fonti: www.contropiano.org, wikipedia)

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