Lo stupro

Post del 23 ottobre 2013

Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.

Così si concludeva il celebre monologo di Franca Rame, morta il 29 maggio di quest’anno. Martedì prossimo saranno 5 mesi esatti.

Monologo citato dal blog Un altro genere di comunicazione in riferimento ad un recente caso di stupro, quello di una ragazzina di 16 anni.

Se ne è parlato tanto e a sproposito, di questo stupro di gruppo: troppo alcol, l’adolescenza difficile, le gonne troppo corte, le ragazzine troppo truccate, la crisi dei “veri valori” nella società contemporanea…

Le donne vengono stuprate oggi, venivano stuprate 10 anni come 50 anni fa, come 100 anni fa, come 1.000 anni fa. Tutti abbiamo studiato a scuola che l’Italia nasce con un gran bello stupro collettivo (perché, come lo chiamereste voi il ratto delle Sabine?) e dall’antica Roma ad oggi le donne hanno indossato gonne di tutte le lunghezze, senza per questo riuscire a risolvere il problema.

Vengono stuprate le ragazzine, le donne anziane, quelle che indossano i jeans e quelle in shorts, viene stuprata ogni genere di donna, perché lo stupro è  “

normale”, così “normale” che addirittura viene incoraggiato nei social network, senza nessuna remora:

E a stupro avvenuto, tutti a commuoverci… Per il povero stupratore.

Dopo essere sopravvissuta ad uno stupro, una donna deve sopportare quello che ne consegue:

Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi…

Si chiama colpevolizzazione della vittima. Convincersi che chi ha subito uno stupro ha fatto qualcosa per meritarlo – ha bevuto troppo, si è truccata troppo, ha flirtato troppo – è un modo per ignorare il ignorare il vero problema, e il vero problema è la cultura dello stupro: la combinazione della pressione esercitata dagli stereotipi relativi al ruolo connesso al genere e la minimizzazione della violenza, avvertita come lecita nelle relazioni interpersonali.

L’unico modo per cambiare lo stato delle cose è smetterla una volta per tutte di misurare i centimetri sopra il ginocchio delle gonne, di contare i bicchierini, di biasimare il make up e prendere la decisione coraggiosa di affermare che a causare uno stupro è lo stupratore.

Sarebbe davvero una posizione rivoluzionaria: piantarla una volta per tutte di parlare alle donne, di parlare delle donne, per rivolgerci agli stupratori: sono loro che devono smetterla di stuprare.

Si parla tanto di scuola ed educazione.

Una recente ricerca sugli stereotipi di genere condotta fra gli adolescenti ci ha messo davanti alla triste evidenza: “I maschi sono più attaccati alle idee che giudicano ovvie (compreso il fatto che molte donne violentate ‘se la siano andata a cercare’)“. E a proposito della scuola leggiamo: “Ci sono docenti molto attive, esperienze molto positive, ma non è usuale parlare a scuola di queste cose, prenderne spunto per definire i concetti di differenza e di disuguaglianza, di parità e di pari opportunità. Di rado si nominano le differenze di genere, si esaminano le relazioni e i ruoli. È più facile far finta che gli esseri presenti in aula siano asessuati.”

E’ facile far finta che va tutto bene, ma le cose non vanno bene affatto.

Mi rivolgo agli educatori: è veramente necessario che il Ministro della Pubblica Istruzione invii una circolare perché sentiate il bisogno di parlare in classe di queste cose?

Una ragazzina di 16 anni ha denunciato uno stupro: erano in tanti, gli stupratori, e lei era sola. Nessuno è intervenuto per aiutarla. Questa ragazzina ha deciso coraggiosamente di tornare a scuola, perché lei lo sa che non ha nulla di cui vergognarsi. Sono gli stupratori che dovrebbero provare vergogna per quello che hanno fatto, che dovrebbero avere paura di affrontare il giudizio della gente.

E noi adulti lo sappiamo che non è la vittima di stupro che dovrebbe vergognarsi?

Non molto tempo fa gli abitanti di Montalto di Castro sono scesi in piazza per difendere a gran voce i loro stupratori. Sembra che senta il bisogno di parlare solo chi ha qualcosa di orrendo da dire. Una scena che vorrei dimenticare. Vorrei vedere un’altra Italia, un’Italia che ha preso coscienza e vuole cambiare.

E magari potrebbero farmela dimenticare i ragazzi delle scuole, questi ragazzi sotto accusa in questi giorni, descritti come ubriaconi anestetizzati dalla playstation incapaci di distinguere il bene dal male.

E’ vero che siete tutti dei potenziali stupratori? E’ vero che siete così stupidi da non capire che violentare una donna è sbagliato, che lo stupro non ha niente a che fare con il sesso, che non vi renderà “più uomini”? Davvero non riuscite a comprendere che lo stupro è una ferita profonda e lacerante che infliggete ad un altro essere umano, una ferita che non si rimarginerà mai completamente e rimarrà, come un doloroso rumore di fondo, per sempre? Davvero non siete in grado di capire quando una ragazza vi sta dicendo di no?

Perché lasciate che siano gli adulti a parlare per voi, lasciate che vi descrivano sui giornali come una massa di animali libidinosi in balia di una minigonna, bestiole decerebrate che si eccitano al grido “violentiamole”?

Io lo so che non siete così, che non lo siete affatto. La maggior parte di voi non lo è.

La scorsa primavera ho assistito alla premiazione di un concorso cui partecipavano scuole da tutta Italia, il tema era il rispetto dell’altro da sé: ho ascoltato temi meravigliosi che parlavano di razzismo, di violenza sulle donne, di intolleranza, di discriminazione. A vincere è stato un ragazzo e vi confesso che le sue parole mi hanno davvero commosso.

Dei vostri coetanei, in Turchia il mese scorso, sono scesi in strada in gonna per protestare contro il divieto imposto alle loro compagne di mostrare le gambe a scuola. Volevano lanciare un messaggio agli adulti, quegli adulti che amano occuparsi di decidere cosa indossate: il corpo delle donne non è peccaminoso, non sono le donne a “creare problemi” con i loro centimetri di coscia esposti; le minigonne non stuprano, l’alcol non stupra, le ragazze non provocano gli stupri con il loro abbigliamento e i ragazzi non sono vittime inconsapevoli degli eventi, marionette incapaci di intendere e volere: ognuno di noi è quello che sceglie di essere. E loro hanno scelto di essere coraggiosi, hanno trovato un’immagine forte per raccontarci – a noi adulti, incatenati agli stereotipi di genere – un modo nuovo e diverso di essere maschi.

Sono gli stupratori che stuprano e non essere degli stupratori è solo ed unicamente una vostra decisione.

Non siete degli stupratori? Ditelo. Ad alta voce. Io non stupro. Io non sono uno stupratore. Io sono fiero di non essere uno stupratore. Io non sto dalla parte degli stupratori.

Il Senatore Giovanardi ha dichiarato che lo stupro di una ragazzina è imputabile alla “perdita di valori” dei ragazzi di oggi, opinione condivisa, tra gli altri, dal Sindaco di Modena.

Ma a quali valori fanno riferimento queste persone?

Penso ad un’altra Franca, a Franca Viola: lei, che viveva nel bei tempi andati ricchi di veri valori di cui favoleggiano i Giovanardi di questo paese, ha contribuito con il suo coraggio a cambiarli, quei “veri valori”, perché non c’è mai stato un “ieri” in cui i ragazzi erano “bravi ragazzi”, ma c’è stato un tempo in cui lo stupro non era neanche un reato contro la persona e si risolveva con un bel matrimonio riparatore.

Una petizione in rete chiede al Presidente di introdurre nei testi scolastici la vicenda di Franca Viola.

Ma, cari insegnanti, non avete bisogno di un libro di scuola per parlare di Franca Viola, non avete bisogno che ve lo chieda il Presidente Napolitano per decidere di leggere ai vostri studenti il monologo di Franca Rame, non avete bisogno di chiedere il permesso per parlare con i vostri ragazzi! Si vostri: le vostre classi, i vostri studenti, una vostra responsabilità.

Non c’è bisogno di stilare un progetto formale, di acquistare materiale, di stampare nuovi libri e certo non è il momento di rimanere in “rispettoso” silenzio. Non c’è niente di “rispettoso” nel silenzio. Il silenzio permette solo che le voci di chi punta il dito contro la vittima si sentano meglio.

Mi rivolgo a quelle “docenti molto attive”, a quei docenti molti attivi che sicuramente ci saranno: è il momento di fare qualcosa. Dall’alto, da quelli come il Senatore Giovanardi, non pioverà nessun aiuto.

Idee?

Mi rivolgo anche ai ragazzi: dateci una lezione.

Quando negli Stati Uniti è esploso il caso dello stupro di Steubenville, un ragazzo ha risposto a quei giornalisti che si sono apertamente schierati dalla parte degli stupratori colpevolizzando la vittima, ha risposto con un video, “A Needed Response” (una risposta della quale c’è bisogno), un video nel quale si rivolge non alle donne, ma “agli stupratori di Steubenville… o qualsiasi altro stupratore là fuori”.

Noi, gli adulti che dalle pagine di Repubblica discutiamo se non sia il caso di rinchiudervi nelle vostre stanze, controllarvi il guardaroba, sequestrarvi lo smartphone e magari istituire il coprifuoco, dovremmo entrare nell’ordine di idee che non c’è nessun rassicurante passato al quale tornare;  possiamo costruire un futuro migliore, però, un futuro in cui non si intima alle ragazze “tornate a casa”, un futuro pieno di divertentissime feste nelle quali tutti i participanti si sentono al sicuro, a prescindere dal sesso e dall’orientamento sessuale.

Di Il Ricciocorno Schiattoso

(Fonte: ilricciocornoschiattoso.wordpress.com)

P.S. Ringrazio il ricciocorno per questa bella riflessione e sono felice di condividerla nel mio blog.

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