Se oggi abbiamo dei diritti dobbiamo ringraziare le femministe

Se penso alle mie nonne, rabbrividisco al pensiero che non avevano nemmeno uno dei diritti che ho io. Quei diritti che per me oggi sono normali perché consolidati, per le mie nonne erano fantascienza. La legge infatti non riconosceva loro pressoché un bel nulla.

Non potevano votare, dato che l’estensione alle donne del diritto al voto è avvenuta con il Decreto Legislativo n. 23 del febbraio 1945;

Non avevano nessuna tutela fisica ed economica come madri lavoratrici. Una tutela in tal senso è stata introdotta ad opera della legge 26 agosto 1950, n. 860, la quale è in assoluto  la prima legge di tutela della lavoratrice madre. Tale provvedimento ha sancito, peraltro, il divieto di licenziare le lavoratrici durante il periodo di gestazione e durante il periodo, pari a otto settimane dopo il parto, di astensione obbligatoria dal lavoro e l’obbligo per i datori di lavoro di istituire le “camere di allattamento”. In seguito, con la legge n. 1204/1971, è stato introdotto, per la prima volta nella legislazione, il concetto importantissimo di maternità, non solo come valore individuale, ma anche come valore“sociale” e sono stati previsti alcuni rimedi di natura assistenziale, economica e normativa, a favore della lavoratrice-madre.

Potevano essere licenziate se si sposavano, in quanto il divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio è stato introdotto nel 1963 con a legge n. 7.

Non potevano assumere cariche in pubblici uffici o esercitare professioni. Solo con la legge del 9 febbraio 1963, n. 66 è stato sancito il diritto delle donne ad accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera.

Non avevano parità di trattamento con gli uomini in materia di lavoro fino al 1977, anno in cui per effetto della legge n. 903 fu proibita la ricerca di personale selezionata per sesso, e furono unificate le liste di collocamento fino a quel momento divise per sesso.

Erano sottoposte alla potestà del padre e, quando si sposavano, passavano alla potestà del marito. Fino al 1975, infatti, la famiglia era materialmente e moralmente sotto l’egida del capo famiglia, sua guida gerarchica e dominus incontrastato. L’istituto della potestà maritale consentiva all’uomo di assumere un ruolo predominante rispetto a quello della moglie. Solo con la legge n. 151/1975 (legge di riforma del diritto di famiglia) le donne ottengono (per effetto delle battaglie femministe) quell’uguaglianza morale e giuridica tra coniugi sancita all’art. 29 Cost.

Fino al 1970 non poterono sottrarsi ad un matrimonio infelice perché non esisteva la possibilità di separarsi e divorziare nemmeno se lui era un violento. E fino al 1978 la legge non riconosceva alle donne il diritto di interrompere una gravidanza non voluta.

Se venivano rapite e/o violentate, erano obbligate a sposare il loro stupratore, così lui veniva automaticamente assolto del crimine commesso perché tanto la violenza sessuale non era contemplata dalle leggi cone un reato contro la donna ma contro la morale!

Solo nel 1981, con la legge n. 442 fu riconosciuta la rilevanza penale del cosiddetto “matrimonio riparatore”, mentre, solamente nel 1996 con la legge n. 66, la violenza sessuale diventa un reato contro la persona-donna e viene punito con pene più aspre.

La legge penale non contemplava il femminicidio. Infatti, l’art. 587 c.p. prevedeva una pena ridotta per colui il quale uccideva la moglie, la figlia o la sorella, “nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia”. Successivamente la stessa legge n. 442/1981 ha abrogato tale norma.

Altre importanti leggi sono state emanate, nella seconda metà del secolo scorso, a tutela delle donne: il diritto di accesso agli studi fino agli ultimi gradi dell’istruzione pubblica, il diritto di accesso a tutte le professioni, e tutte le leggi sulla violenza di genere emanate per arginare il femminicidio.

Queste leggi sono le più importanti in tema di conquiste dei diritti delle donne e sono state emanate, è bene ricordarlo, anche e soprattutto perché ci sono state delle donne che si sono battute per ottenerle. Infatti se oggi abbiamo più diritti delle nostre nonne, dobbiamo ringraziare queste donne coraggiose, poiché è proprio grazie a loro che ci siamo guadagnate un po’ di umana dignità, di parità. Queste donne lungimiranti sono le femministe ed è grazie a loro che le donne, tutte le donne, ci siamo conquistate ogni singola legge sopra menzionata e possiamo essere quello che siamo, professioniste, lavoratrici in genere, libere ed indipendenti anche all’interno delle nostre famiglie.  Certo, queste conquiste legislative dovrebbero trovare una più ampia e puntuale applicazione,

Il che significa una cosa sola: che abbiamo ancora bisogno del femminismo!

Di Elena Salemi

(Fonte: Corriere delle donne)

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...