Niente assorbenti per le detenute: come umiliare le donne e calpestare i diritti umani

Quando entri in carcere e sei una donna devi fare i conti con il fatto che i regolamenti penitenziari sono fatti per il genere maschile. Non puoi avere uno specchio e neanche un rasoio. Quando entri in carcere, sei una donna e ti vengono le mestruazioni, devi fare i conti con il fatto che puoi avere solo pochi assorbenti all’anno.

Già, gli assorbenti, come tutti i prodotti sanitari, non sono facili da trovare in carcere. Come racconta l’ex detenuta dello York Correctional Institution di Niantic, in Connecticut, Chandra Bozelko, per ogni cella, che ospita due detenute di sesso femminile, gli assorbenti ricevuti bastano appena per cambiarsi una volta al giorno. Questo se il ciclo mensile delle due detenute dura cinque giorni. Altrimenti anche meno.

Di conseguenza, quando entri in carcere, sei una donna e hai le mestruazioni, è molto probabile che si vedano fuoriuscire macchie di sangue dai pantaloni. Anche perché gli assorbenti forniti non sono comodi: sono quelli spessi e lunghi. E non hanno le ali.

Così, quando una donna indossa lo stesso assorbente per diversi giorni, perché non riesce a trovarne uno nuovo, questo può addirittura iniziare a pesare talmente tanto che non riesce a stare sulla biancheria intima e cade scivolando tra le gambe. È orribile, ma può accadere davvero. È anche per questo che le detenute del Michigan sostengono che tamponi e assorbenti sono così scarsi in carcere da violare i loro diritti civili.

E in Italia? Anche nel nostro Paese, quando entri in carcere e se una donna, la tua dignità può essere calpestata e piegata per mezzo di un assorbente. Nelle nostre carceri, dove in pratica qualunque cosa deve essere comprata all’interno della struttura, una confezione di assorbenti può arrivare a costare fino a tre volte di più che all’esterno. Non avere alcuna disponibilità economica, quindi, può significare vivere una vita ancora più degradante. E se i parenti tentano di spedirteli, ti dicono che è vietato, anche se quelli forniti sono insufficienti (in alcuni posti solo 5 al mese).

Ma perché accade tutto ciò? Quali sono le ragioni per mantenere limitate le forniture di assorbenti per le donne in carcere?  Gli assorbenti sono troppo costosi? Dare alle detenute un’alternativa, come la coppetta mestruale o gli assorbenti lavabili, non sarebbe difficile. Il punto è capire se il sistema ha voglia di rinunciare alla forza che acquisisce dal controllo dei prodotti mestruali in carcere.

Secondo Chandra Bozelko, quelle macchie servono come chiaro e indelebile promemoria della propria impotenza. Il dover chiedere qualcosa cristallizzerebbe la differenza di potere tra i detenuti e le guardie. Sono queste ultime che possono soddisfare o meno l’esigenza di cambiarsi ed essere pulite durante il periodo mestruale.

Ecco perché chiedere a una guardia un tampone può essere umiliante. Non solo perché la maggior parte delle volte si tratta di un uomo. Ma perché è il riconoscimento del fatto che, in ultima analisi, la prigione sta distruggendo la tua autostima e la tua dignità.

(Fonte: http://www.greenme.it)

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